Dove finiscono i soldi del Pnrr? L’inchiesta choc di Openpolis

“Lo scorso 20 aprile avevamo annunciato l’invio al governo di una nostra richiesta di accesso agli atti – scrive la fondazione Openpolis nel presentare la propria ultima fatica -. In questo documento lamentavamo la mancanza di una serie di informazioni fondamentali legate al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Una carenza di dati che peraltro limita molto le potenzialità di Openpnrr, la nostra piattaforma digitale creata per monitorare nel dettaglio l’evoluzione di tutte le misure legate al piano e che presenteremo domani in un evento speciale alla camera dei deputati. Da questo punto di vista l’interlocuzione con il governo ha fornito esiti parzialmente positivi. Il 13 maggio infatti l’esecutivo ha risposto alla nostra richiesta e contestualmente ha fornito alcuni dati in formato aperto, disponibili nel “Catalogo open data” del portale Italia domani”.

Tutto a posto? Niente affatto.

“Si tratta certamente di un passo avanti ma anche stavolta i dati rilasciati presentano alcune lacune. Inoltre non sono state fornite risposte a tutte le questioni che abbiamo posto. Nella risposta tuttavia il governo ha affermato che, con questo ultimo aggiornamento, tutti i dati in suo possesso sono stati pubblicati. Si tratta di un’affermazione che desta più di una preoccupazione. In primo luogo perché la gran parte delle basi dati messe a disposizione risalgono al 31 dicembre 2021, quindi non sono particolarmente recenti. Mancano inoltre informazioni rilevanti come lo stato di avanzamento delle scadenze e la ripartizione territoriale delle risorse stanziate. Anche se sono stati fatti dei progressi dunque, c’è ancora molto da fare”.

Infatti “manca un elemento fondamentale. Si tratta del monitoraggio dello stato di avanzamento delle diverse scadenze, sia per quelle europee che per quelle italiane. La mancanza di informazioni costantemente aggiornate rende molto difficile comprendere quale sia il reale livello di completamento del Pnrr. Un dato che, a oggi, è possibile ricavare solo attraverso un monitoraggio manuale per ogni singola scadenza. Attività che openpolis sta portando avanti da mesi incrociando tutte le fonti disponibili”.

I progetti finanziati
“Un secondo set di dati pubblicato dal governo, ed è forse la novità più rilevante, riguarda l’elenco dei progetti finanziati. Si tratta certamente di un’innovazione molto significativa, tuttavia anche in questo caso si registrano delle criticità. In primo luogo il dataset in questo caso risulta aggiornato al 31 dicembre 2021. Con le informazioni attualmente disponibili sappiamo quindi che gli interventi selezionati sono stati complessivamente 5.246. Ma non sappiamo niente dei progetti selezionati dopo questa data, ammesso che ce ne siano.

Non è possibile conoscere il livello di completamento dei progetti finanziati”.

Di più. “Per ogni progetto poi è indicato l’importo complessivo (scorporato in base alle diverse fonti di finanziamento) ma manca un’indicazione degli importi già erogati. Un dettaglio non di poco conto. Le opere finanziate con il Pnrr infatti raramente vengono pagate alle ditte vincitrici degli appalti in un’unica soluzione. Di conseguenza, conoscere la percentuale di risorse già erogate fornirebbe un’indicazione utile per comprendere il livello di completamento dei diversi progetti finanziati.

C’è poi un altro file, dedicato sempre ai progetti, che riguarda la ripartizione territoriale degli investimenti. Anche in questo caso il dataset è aggiornato al 31 dicembre 2021 e inoltre le informazioni in esso contenute sono molto parziali”.

Secondo Openpolis, sono solo 3 su 5.246 i progetti finanziati dal Pnrr di cui gli open data del governo indicano la ripartizione territoriale delle risorse.

Altro dati mancanti?
“… non è presente l’elenco con i soggetti vincitori dei bandi. Una lacuna che, unita al fatto che il dataset risale al 31 dicembre, rende i dati disponibili su questo tema molto parziali. Altra lacuna non di poco conto riguarda l’elenco dei soggetti programmatori. Secondo i dati forniti infatti questi enti sarebbero solo 3: la presidenza del consiglio dei ministri, il ministero degli esteri e quello del turismo. Un dato evidentemente incompleto, poiché sappiamo che sostanzialmente tutti i dicasteri sono chiamati a gestire una porzione di risorse del Pnrr”.

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