Dopo il Ponte, nuovo stop a Salvini. Consulta boccia divieti a NCC

“Come forza politica federalista e liberale non possiamo che rallegrarci per la sentenza della Corte costituzionale che, in materia di Ncc, ha sancito che lo Stato centrale non può imporre obblighi e divieti agli esercenti il ​​servizio di noleggio con conducente perché, così facendo, ha invaso la competenza regionale sul trasporto pubblico locale. Inoltre, la Consulta, definendo come misura sproporzionata il vincolo temporale imposto di venti minuti agli Ncc, aiuta la concorrenza e il conseguente miglioramento del servizio agli utenti burocrazia contro chi lavora è anche la nostra posizione”. Lo afferma PATTO per il Nord in una nota. 

IL CASO

 ”La sentenza della Corte Costituzionale che accoglie il ricorso della Regione Calabria contro il decreto Salvini sugli NCC è un passo di enorme importanza sulla strada della modernizzazione del trasporto pubblico non di linea e della difesa dei consumatori, degli imprenditori e dei lavoratori del settore”. Lo dichiara Andrea Romano, presidente di MuoverSì NCC , la federazione che richiede le principali associazioni del settore. ”La Suprema Corte – continua Romano – riconosce quanto stiamo dicendo da anni, purtroppo inascoltati dal ministro dei Trasporti: non si può legiferare senza ascoltare la voce di chi lavora soprattutto in un campo come questo, dove tanto rilevanti sono stati i cambiamenti sia nelle esigenze dei cittadini sia nella capacità delle imprese di offrire servizi di livello europeo. Come abbiamo denunciato più volte, siamo stati convocati al ministero e abbiamo esposto al ministro le tante ragioni che avrebbero dovuto spingere Salvini ad avviare un processo di riforma autentico in grado di dare all’Italia un trasporto pubblico non di linea all’altezza di quanto chiedono imprese, cittadini e lavoratori. Il ministro ha ritenuto invece di introdurre ostacoli del tutto irrazionali, con il risultato di aggravare la già drammatica situazione del trasporto non di linea nelle principali città pubbliche italiane e in regioni come la Calabria”. “La Corte riconosce finalmente le ragioni del buon senso. C’è da sperare che da parte del ministro dei Trasporti non si insiste caparbiamente ma si decide finalmente di ascoltare la voce di chi lavora e utilizza i servizi di mobilità non di linea”, concludono.

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