Caso don Ciotti: c’è mafia e mafia? Quirinale tace su Di Matteo, Stato-mafia ringrazia

di IRENE FRANCESCONI GALLI

C’è mafia e mafia… A questo punto viene spontaneo pepenisola-mafiosi-194143nsarlo dopo il coro, giusto, per carità, di solidarietà a don Ciotti, nel mirino del solito Totò Riina,  il pastorello…

Un coro di massa ma anche un silenzio di massa che tuttavia non sfugge al Movimento 5 Stelle, pronto a polemizzare con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la telefonata di solidarietà a don Ciotti dopo le minacce di morte da parte del boss dei corleonesi.

Il protagonista della provocazione è Alessandro Di Battista. Sempre lui. Senza peli sulla lingua afferma sui social: “Perbacco, Presidente! In un colpo solo, oltre ad aver fatto il suo dovere, ci ha comunicato che ritiene plausibili le minacce di Riina. Insomma occorre prendere sul serio le parole dell’ex-Capo dei Capi”. “Se sono plausibili le minacce a Don Ciotti sono plausibili le ammissioni sulla vicinanza di B. – scrive il deputato M5S richiamando il Cavaliere – a Cosa Nostra e anche le minacce che sempre Riina ha rivolto più volte al giudice Di Matteo”. “Un Capo dello Stato serio a questo punto – rilancia Di Battista – farebbe altre 2 telefonate: la prima al pm Di Matteo per esprimergli la stessa solidarietà espressa a Don Ciotti, la seconda al premier Renzi (e magari anche un sms alla Serracchiani), chiedendogli, gentilmente, se non sia il caso di interrompere la profonda e amorevole collaborazione con B., un uomo che, pagando miliardi su miliardi alla mafia, ha contribuito alla sua crescita economica, strategica e organizzativa”. Alla faccia della schiettezza.

Ma Di Battista non è solo. Con lui altro collega  deputato palermitano Manlio Di Stefano  osserva: “Che Paese l’Italia… Il nostro illustrissimo Presidente della Repubblica, Re Giorgio Napolitano, ha giustamente espresso solidarietà e vicinanza a Don Ciotti dopo le minacce di morte da parte del boss dei corleonesi Totò Riina”. “Peccato che lo stesso boss abbia più volte condannato a morte il pm Antonino Di Matteo, reo di essere il magistrato della trattativa Stato-Mafia e mai, l’illustrissimo nostro Presidente, si sia degnato di manifestargli vicinanza”.

 

“Forse perché in quella trattativa – attacca Di Stefano – ci sono enormi ombre su Re Giorgio? Forse perché Di Matteo, come Falcone e Borsellino, farebbe più comodo morto che vivo? Forse perché Di Matteo – incalza – potrebbe scoperchiare un enorme vaso di Pandora che non lascerebbe nulla dell’attuale sistema politico?!”. Il grillino torna dunque sul testo della lettera scritta al capo dello Stato dal consigliere giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio, stroncato da un infarto nel luglio 2012. “Ah cosa darei – scrive Di Stefano – per avere la possibilità di chiedere all’allora consigliere giuridico del Quirinale, Loris D’Ambrosio, il senso esatto di questo passaggio della sua lettera destinata a Napolitano il 18 giugno del 2012: ‘Lei sa – riporta il deputato – che di ciò ho scritto anche di recente su richiesta di Maria Falcone. E sa che, in quelle poche pagine, non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989- 1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi – solo ipotesi – di cui ho detto anche ad altri, quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi’”.

E tutti gli altri stanno a guardare.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

La disoccupazione non ferma gli sbarchi. Tanto c'è il lavoro nero

Articolo successivo

Lombardia, ufficio scolastico regionale, chi sta trattando con Roma?