Domenica si marcia a Vicenza per dare senso ad una grande nazione

ANDREA ARMAN

L’esperienza delle marce silenziose ci ha insegnato e fatto capire molte cose. Alcune molto belle, altre assai preoccupanti che ci impongono un serio ragionamento che ora proverò ad accennare. E’ pacifico e provato che il diffuso disagio economico e sociale che affligge il Veneto non abbia ancora trovato un preciso modo di esprimersi ed una possibile soluzione.

La società Veneta è molto frazionata, divisa, spesso ideologicamente schierata e compressa in rigidi schemi estranei alla nostra storia e tradizione. Ne scaturisce una specie di caos che rende difficile lo svilupparsi di nuove idee; si dice che si vuole un cambiamento ma vi è un grosso impegno alla conservazione di una situazione che si contesta. Il Veneto vorrebbe un cambiamento, ma non l’impegno ed il costo che questo comporterebbe. Il cittadino Veneto vorrebbe godere dei vantaggi di appartenere ad un popolo ma non è assolutamente disponibile a comportarsi conseguenzialmente ed abbandonare, o quantomeno riconsiderare, modelli di comportamento obsoleti o viziati e comunque incompatibili con un seria e consapevole appartenenza ad una nazione.

Lo svaccamento tipico della società italiana si è profondamente radicato. Nella società si assiste, inoltre, ad un forte irrigidimento antagonistico “a priori”. Il ventennio leghista, oltre ad aver ucciso molte speranze, ha diviso la società non avendo saputo lavorare a favore dell’interesse comune, sempre anteponendo il partito ed i membri dello stesso. Si è, dunque, creata una situazione peggiore di quelle che gli elettori leghisti volevano demolire votando Lega.

Oggi residuano grossi ostacoli di comunicazione fra ciò che anche lontanamente sa di Lega ed il resto della società. Per ragioni di spazio e di argomento non approfondisco ulteriormente, limitandomi solo ad aggiungere che l’attuale stato di disgregazione e disagio viene anche alimentato, o quantomeno sostenuto, da buona parte dei Veneti che contano, in economia e cultura, i quali non hanno chi forza, chi coraggio, chi idee per sganciarsi da una situazione che ben sanno ci condurrà nel baratro. Sicuramente alcuni di essi passano delle notti travagliate ma al mattino gli manca il cuore.

Con le Marce Silenziose abbiamo cercato di diffondere il senso di appartenenza ad una grande nazione, l’unità di un popolo che si riconosce nel glorioso vessillo di S. Marco; la bellezza del silenzio che consente di ascoltare, di leggere, di vedere… di capire; l’importanza dell’ordine per temperare gli inutili eccessi, per rispettare ed essere rispettati, per raggiungere obiettivi che vanno oltre le possibilità del singolo.

Domenica a Vicenza si conclude il primo ciclo di marce, poi a Venezia per San Marco. A Maggio ci saranno le elezioni con ulteriori schieramenti e divisioni. Qualcuno ne trarrà profitto ma sarà effimera vittoria. Nel grande coraggio dell’umiltà che porta ad aprire il cuore e la mente ci può essere prospero e felice futuro. Vivere solo “par i skej”, gioia e maledizione dei Veneti moderni, lascia spesso l’amaro in bocca. Urge, ora più che, mai affratellare e condividere, consapevoli di appartenere allo stesso popolo.

EVENTO_MARCIA

PERCORSO E ORARI

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Argentina, miti e lezioni sulla crisi valutaria in quel paese

Articolo successivo

Le balle spaziali di Renzi e il solito aumento delle tasse