ECCO COME E PERCHE’ L’ORIENTE SUPERERA’ L’OCCIDENTE

di REDAZIONE*

Sei secoli fa, quando Londra e Parigi erano posti irrilevanti ed infestati dalle pestilenze, e New York non esisteva ancora, la più grande città del pianeta era Nanjing – la capitale dell’impero cinese dei Ming. A quel tempo, Nanjing non solo era la città più popolosa del mondo, ma anche la più civilizzata: arte, scienza, tecnologia e commercio fiorivano in un’economia libera e spontanea sotto la Dinastia Ming.  Alcune stime dicono che costituisse più del 30% del Pil mondiale del momento. Per avere un’idea, oggi l’economia Usa rappresenta il 25%. Le tasse erano basse, la moneta forte e gli scambi commerciali prosperavano. Insomma Nanjing era veramente il centro del mondo.

Nei successivi secoli però la marea si mosse, la Dinastia dei Ming cadde e il potere si trasferì più a ovest, all’Impero Ottomanno e poi finalmente in Europa, emersa come la civiltà più avanzata. Inutili crociate ed inquisizioni varie lasciarono il passo ad un’ondata di innovazioni in campo medico, tecnologico e scientifico. Alla fine del XVII° secolo, la civiltà occidentale aveva affermato il proprio primato nell’ordine mondiale.

Supremazia confermata per centinaia di anni, ma come la storia ha mostrato ripetutamente, i centri di potere cambiano in modo ricorrente. E noi viviamo in un’epoca caratterizzata da una di queste transizioni.  Come è evidente, stavolta il potere si sta spostando dall’Occidente all’Oriente, causa il soffocamento dei paesi occidentali provocato dai propri debiti e dalle bolle economiche keynesiane. La maggior parte degli occidentali rifiuta di crederci. Non riescono a concepire un’era in cui non sia l’Occidente a guidare il mondo. Questo non cambia la realtà delle cose, siamo dentro al cambiamento e il processo difficilmente non andrà a conclusione. La finanza è probabilmente l’ambito in cui tutto ciò è più evidente. Dalla casa di moda di lusso italiana Prada al produttore di bagagli e trolley Samsonite, da Glencore a Coach, tutti i grandi nomi sono stati attratti ad Honk Kong. Rovio, creatore del gioco Angry Birds, lo farà a breve.

Insomma, mentre una volta era scontato per una nuova società entrare nella borsa di Londra o New York, ormai Honk Kong è divenuta la prima opzione. Secondo la “Financial Times’ Banker Intelligence Unit”, Singapore guida la classifica mondiale per quanto riguarda gli investimenti finanziari esteri. I primi tre sono Singapore, Dubai e Hong Kong. Singapore riceve più investimenti esteri nel settore finanziario di New York, Londra, Francoforte e Svizzera messe insieme.

La semplice verità è che i soldi vanno dove vengono meglio trattati e il mercato ci sta suggerendo che Singapore è la destinazione migliore. Inoltre, secondo altri studi, la Cina domina anche la finanza dello sviluppo dei mercati emergenti, specialmente di quelli in America Latina. Nel passato paesi come Brasile, Ecuador e Venezuela quando avevano bisogno di soldi andavano a chiederli alla Banca Mondiale o al Fondo Monetario Internazionale, ormai non più: si rivolgono alla Cina. Dal 2005 le banche cinesi hanno prestato più soldi all’America Latina di World Bank e Fondo Monetario Internazionale messi insieme e ad un tasso d’interesse maggiore. Perché? Probabilmente il motivo è che le nazioni in via di sviluppo si sono rese conto che chiedere soldi a quelle due istituzioni significa poi sentirsi dire come usarli. I prestiti cinesi invece non contengono vincoli politici.

Infine c’è la questione monetaria. Il dollaro è la valuta di riserva mondiale, uno status che è sempre più debole per la perdita di leadership e di potere degli Stati Uniti. E’ probabile che il punto di svolta nel passaggio di potere dall’Occidente all’Asia si avrà quando lo yuan sostituirà il dollaro, con il governo americano costretto a denominare in renminbi il proprio debito.

Niente di tutto questo significa che il Nord America e l’Europa finiranno ai margini della civiltà. Più semplicemente il vecchio sistema avrà l’obbligo di resettarsi e le regole verranno riscritte. Come già detto, non è la prima volta nella storia che ciò accade, e non sarà l’ultima. Questo cambiamento non è qualcosa di cui temere, ma piuttosto un fenomeno da accettare, abbracciare e cui essere pronti.

*Riecho-economiaelibertà

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