Dl Aiuti, “il credito d’imposta è stato un bluff”

“Il credito d’imposta su gas e energia elettrica si è risolto in una beffa per le imprese. Abbiamo visto crescere la percentuale fino al 25% per poi scoprire che fosse tutto un bluff”. È amara la considerazione di Paolo Agnelli, industriale e presidente di Confimi Industria alle prese con il Decreto aiuti in cui sono regolamentate le risorse a supporto delle imprese portate allo stremo dai costi esorbitanti dell’energia.

“La sorpresa – sottolinea il numero uno di Confimi – la si trova leggendo con attenzione il Decreto aiuti”. E scende nel dettaglio. “Gli aiuti sotto forma di credito d’imposta per le spese di acquisto di gas ed energia elettrica diventano sottoposti alla normativa “de minimis”, ovvero un massimale di 200mila euro, calcolato su base triennale considerando tutti gli aiuti concessi sotto questo regime”.In soldoni spiega Agnelli furibondo “la maggior parte delle aziende potrebbero trovarsi a non avere diritto ad alcun credito d’imposta o, al massimo, a pochi spiccioli determinati dalla differenza tra 200 mila euro e quanto già percepito per altri aiuti nel periodo 2020-2022, anni in cui è imperversata una pandemia globale e tutti han fatto ricorso agli incentivi disponibili”.“Che senso ha in questo frangente ricorrere a una norma europea pensata per tenere sotto controllo la concorrenza? Voluta per evitare che uno stato avvantaggi una singola azienda? Il tema è trasversale e di una urgenza che pare non essere compresa dalla politica. Se non si mette un freno ai costi energetici, possiamo scordarci l’impresa italiana”.

“Auspichiamo – commenta in chiusura Agnelli – che il Decreto aiuti Bis o quello sulle Semplificazioni attualmente in discussione rivedano questa postilla sul de minimis, che non solo vanifica la misura di sostegno alle imprese, ma le prende in giro”.

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