Diritto di voto sul referendum d’autonomia: “Facciamo chiarezza”

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di CLAUDIO FRANCO

A due giorni dall’approvazione del referendum da parte del Consiglio Regionale lombardo, occorre fare un po’ di ordine. Molte sono le novità e i cambiamenti nelle normative regionali.

Innanzitutto, cosa è stato approvato il 17 febbraio 2015?

Una “proposta di referendum” (questo il nome corretto) regionale per l’indizione di un referendum consultivo, a norma dell’articolo 52 dello Statuto d’Autonomia della Lombardia (la nostra “Costituzione”). Insieme ad essa, diversi ordini del giorno che ne definiscono meglio gli ambiti. E soprattutto un progetto di legge regionale (il PDL 226) che istituisce il voto elettronico per i referendum consultivi.

Chi ha approvato il referendum? Chi lo ha proposto?

Il referendum è stato approvato da 58 Consiglieri di cui 48 provenienti dai partiti di maggioranza (Lega Nord, Lista Maroni Presidente, Forza Italia, Nuovo Centro Destra, Fratelli d’Italia, Pensionati, Gruppo Misto), 9 facenti parte del Movimento Cinque Stelle e 1 Consigliere del Partito Democratico (Corrado Tomasi). Il testo del referendum è figlio di un parto travagliato, che ha visto il primo testo, proposto da Lega Nord e Lista Maroni e richiedente lo Statuto Speciale (con elevati rischi di incostituzionalità e problemi di consenso all’interno del Consiglio Regionale), modificato fino ad una versione chiaramente meno incisiva, ma largamente condivisa dalle forze politiche della maggioranza e non solo. L’aggiunta e l’approvazione della legge sul voto elettronico ha infine blindato il voto favorevole dei Consiglieri pentastellati.

 

Su quale domanda, quindi, dovremmo essere chiamati a votare? Questo è il quesito finale: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?”

 

Che cosa significa?

Come spiegato in uno degli ordini del giorno approvati, nonché dalla lettera della Costituzione, Milano, in caso di approvazione, dovrebbe iniziare un confronto con Roma per ottenere maggiori competenze (e le risorse necessarie per attuarle) nelle materie delineate dal testo del referendum. Le competenze riguardano la tutela dell’ambiente e dei beni culturali, la giustizia di pace, la sanità, le comunicazioni, la Protezione civile, la previdenza complementare, le infrastrutture, la ricerca, i frontalieri e le casse regionali di risparmio e di credito.

 

Quando dovremmo essere chiamati a votare?

Lo deciderà Maroni con un Decreto del Presidente della Giunta Regionale (DPGR). Si tratterà in ogni caso di una domenica. Con la legge precedente, il Presidente avrebbe dovuto indire il referendum entro il 28 febbraio, per farci votare questa primavera. Altrimenti il tutto sarebbe stato rinviato alla primavera successiva. Adesso è stata aggiunto un secondo “scaglione temporale” per il voto (da settembre a novembre). Per poterne usufruire, Maroni deve emanare il decreto almeno due mesi prima. Per questo, l’ultimo giorno utile per l’emanazione del decreto (e per una celebrazione, in extremis, da tenersi domenica 29 novembre) dovrebbe essere mercoledì 30 settembre.

Un ulteriore appunto: in caso Maroni non ci convochi alle urne per quest’anno, la legge definisce come termine ultimo per l’indizione del referendum i 18 mesi successivi all’approvazione delle legge, quindi un anno e mezzo dal 17 febbraio 2015. In altre parole, il termine ultimo per votare è ottobre 2016.

Le condizioni politiche perché si arrivi a tanto, comunque, non sembrano esserci. Il favore della maggioranza e gli accordi presi con il M5S sembrano indicare l’autunno come il periodo prescelto per il voto.

 

Quali saranno i mezzi per votare?

Voteremo, a nostra scelta, o nella maniera classica, con matita e scheda, oppure con il voto elettronico. Per la prima volta, infatti, grazie alla proposta di legge targata 5Stelle, e approvata con larga maggioranza nella stessa seduta referendaria, sarà possibile, per i cittadini lombardi, votare con questo meccanismo nuovissimo (in Italia, almeno). Un altro elemento di specialità, che bisognerà far valere nella difesa del referendum. Le precise modalità per il voto elettronico saranno definite dal Presidente nel suo Decreto. Anche questo è un indizio dello spostamento in autunno del voto. Se infatti fosse indetto per questa primavera, probabilmente, le difficoltà tecniche impedirebbero il voto elettronico, venendo meno alle direttive della legge.

Che effetti avrà questo referendum, se approvato?

3 sono i possibili effetti: giuridico, politico e “propagandistico”.

1) L’effetto giuridico è il più debole. Essendo un referendum consultivo, se al referendum dovesse vincere il SI’ (come è probabile, visti tutti i sondaggi degli ultimi anni, che danno all’opzione “più autonomia” una maggioranza schiacciante), il risultato vincolerebbe le istituzioni regionali a intraprendere le trattative di cui si è detto prima con il Governo. La legge referendaria, chiaramente, non definisce una tempistica per queste trattative. Queste ultime porteranno, in caso di successo dell’operazione, ad una legge statale di attribuzione delle competenze trattate da Milano e Roma.

2) Una vittoria del SI’ nel referendum rafforzerebbe di sicuro la leadership di Maroni, rinsalderebbe la maggioranza, in particolare la Lega Nord e darebbe sprone ad una linea autonomista. E più affermata la vittoria del SI’, maggiori questi elementi. Il tema dell’autonomia diventerebbe materia di discussione. Con possibili, e imprevedibili, effetti anche fuori dai confini della Lombardia. Anche l’indipendentismo potrebbe finire sotto i riflettori e uscirne rafforzato. Le trattative con Roma potrebbero essere influenzate, positivamente per la Lombardia, dal risultato delle urne. Senza contare gli effetti sulla politica nazionale. La maggioranza di centro-destra lombarda, alla luce di questa vittoria, potrebbe porsi come esempio esportabile di stabilità e “buongoverno”.

3) Il terzo effetto, quello definito “propagandistico”, prescinde dall’approvazione del quesito. Il fatto stesso che si tenga un referendum sull’autonomia permetterà di affrontare il tema, almeno all’interno della Regione e sui media locali. Si terrà con certezza una campagna referendaria con un fronte del SI’ già adesso ben delineato (mentre il fronte del NO potrebbe addirittura non esserci: gli avversari del SI’ potrebbero delegittimare il voto, continuando a definirlo inutile).

 

Quali sono i rischi che corre il referendum?

Sono sostanzialmente due.

In primo luogo, c’è il rischio dell’impugnazione da parte del Governo centrale per illegittimità costituzionale. Questo porterebbe la Regione a dover difendere la legge referendaria di fronte alla Corte Costituzionale. Non è prevista comunque una sospensione del referendum (a meno che la Corte non lo ritenga “pericoloso” per l’ordinamento italiano).

Ricordiamo, a titolo di esempio, la differenza con la Spagna, in cui l’accettazione, da parte del Tribunale Costituzionale, del ricorso governativo contro gli atti delle Comunità Regionali ne sospende l’efficacia. Difficile dire se il quesito corra il rischio di una bocciatura da parte della Corte Costituzionale.

Di sicuro, essendo venuta meno la richiesta dello Statuto Speciale, non si dovrebbe incorrere nello stesso risultato (una bocciatura) che la Regione Veneto aveva dovuto affrontare alcuni anni fa per un analogo quesito (per chi volesse leggersela, la sentenza della Corte è la 496/2000).

In secondo luogo, esiste il rischio che il Governo Renzi, con la sua riforma costituzionale, abroghi il terzo comma dell’articolo 116. Come aveva già spiegato, “contestando la contestazione” del PD lombardo, Alex Storti in suo precedente articolo su DirittodiVoto, la riforma cancellerebbe di fatto ogni possibilità di richiesta di ulteriori competenze da parte delle Regioni. Facendo così terra bruciata intorno al referendum d’autonomia.

 

Si è parlato di “Statuto speciale per la Lombardia”. E’ corretto?

No. Si è già detto rispetto al quesito referendario. Esso non ha alcuna attinenza con lo Statuto speciale, bensì con un aumento delle competenze della Regione, insomma, un aumento dell’autonomia della Lombardia. Per l’attribuzione dello Statuto speciale serve una procedura diversa e molto più complessa. In primis, una modifica della Costituzione (con inserimento della Regione nell’elenco previsto dall’articolo 116, primo comma. Questo richiederebbe una legge costituzionale, approvata con un procedimento rafforzato e molto lungo. E chiaramente l’approvazione sarebbe rimessa a parlamentari delle altre Regioni.

Il risultato sarebbe non impossibile, ma difficilmente conseguibile, anche alla luce della differenza di colore politico tra chi governa in Lombardia e chi governa a Roma.

 

E adesso che fare? (Per autonomisti e indipendentisti, ma non solo)

Occorre sostenere il referendum con tutte le forze possibili. Non soltanto per una vittoria nel voto. Ma soprattutto per la campagna stessa. Cioè, occorre diffondere il più possibile le tematiche, ancora elitarie, del diritto di voto, del residuo fiscale (il tema più sconosciuto ai lombardi, eppure più fondante per la loro qualità della vita) e dell’indipendenza.

 

Il referendum è un’occasione per sfondare nei media e arrivare a tutti i 10 milioni di lombardi, che sono impegnati a lavorare (per fabbricare quel residuo fiscale che ogni anno gli viene rubato dallo Stato), delegano le scelte sul loro futuro alla politica e non partecipano. Occorre sfruttare quest’occasione per diffondere una cultura autonomista e (perché no?) indipendentista nei nostri concittadini. Non sprechiamola.

 

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1 Comment

  1. Ottima analisi, Claudio.
    Ma come fa ad essere valutato incostituzionale un quesito che si riferisce direttamente alla Costituzione (Art.116.3) ?
    Sappiamo che la Corte Costituzionale è un organo “politico” e quindi NON al di sopra delle parti, ma DI parte, come ampiamente dimostrato in più occasioni…….ma stavolta si tratta di applicare un articolo della Costituzione stessa !!!!!!
    …senza considerare che per un indipendentista quale io e molti lettori ci riteniamo qui, si tratta già di un DOPPIO DECLASSAMENTO:

    1) NON è un referendum sull’Indipendenza Lombarda;
    2) NON è un referendum sullo Statuto Speciale;
    3) c’è il rischio che non si voti neanche sull’autonomia !!??

    Alla faccia del popolo sovrano……………

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