Diritto alla difesa, perché è democrazia e non reato! Solo il Pd ci vuole disarmati

di RODOLFO PIVApistola benzina

Con una certa frequenza, vista l’oggettiva situazione di insicurezza generata dalla grande criminalità e dalla microcriminalità nostrane alimentate anche da torme di clandestini che si muovono senza controllo alcuno sul territorio dello stato italiano, diventano argomenti dibattuti sui quotidiani ed in ambito di trasmissioni televisive il diritto o meno dei cittadini di possedere armi e di utilizzarle allorchè la loro incolumità fisica o quella dei propri cari è in pericolo oppure per difendere da furti e razzie i propri beni.

Nel seguito vorrei fornire agli amici del nostro giornale alcune informazioni e considerazioni in merito a questo argomento e lo spunto mi è venuto dopo aver seguito una trasmissione televisiva del 9 aprile 2015 condotta dal giornalista Nicola Porro che si intitola: “Virus, il contagio delle idee”, alla quale hanno partecipato Salvini, un parlamentare del PD di  Caserta di cui non ricordo il nome, ma ciò non ha importanza dato che tutti i PDoti si esprimono alla stessa maniera su questo argomento, alcuni funzionari di polizia ed in collegamento esterno quel fenomeno di Luca Casarin.

Un punto che ha scatenato il dibattito è quando è stato reso noto che, alla luce della crescente insicurezza percepita dai cittadini, sono significativamente aumentate le richieste di acquisto di armi e le richieste di porto di armi. Ovviamente Salvini sosteneva il diritto dei cittadini a difendersi mentre il parlamentare PDota sosteneva che ci si deve affidare solo alla tutela delle forze dell’ordine. All’osservazione di Salvini che, normalmente i tutori dell’ordine arrivano quando il fattaccio è accaduto, il PDota non è stato in grado di rispondere  e quando gli è stato fatto notare che l’efficienza dei tutori dell’ordine è drasticamente calata a seguito dei tagli delle spese per gli apparati di sicurezza, il PDota ha solo sbarrato gli occhi.

Ora è bene precisare per gli amici lettori che, nello stato italiano, il porto d’armi per difesa personale e si intendono armi corte, revolvers o pistole, è concesso solo a chi ne può dimostrare l’assoluta necessità che in genere dipende dal lavoro che svolge. Ciò che è invece concesso con relativa facilità è la licenza di porto di fucile per uso sportivo che si pratica nei poligoni autorizzati dallo stato. Questo tipo di licenza consente di acquistare e detenere  tre armi comuni da sparo, sei armi sportive che possono essere armi lunghe (fucili) o armi corte (revolvers e pistole) nonché un quantitativo definito di munizioni (200). Ai possessori di questo tipo di licenza, iscritti ad un tiro a segno autorizzato dallo stato, è consentito recarsi al poligono con la propria arma (scarica) e con munizioni acquistate in una Armeria. Non è consentito il portarla indosso carica perché ciò è permesso solo a coloro che sono autorizzati al porto come sopra indicato. La licenza di porto di fucile consente quindi di acquistare armi da detenere in casa, utilizzarle per allenarsi al poligono ed utilizzarle in caso di “difesa abitativa”. E’ superfluo ricordare che per avere la padronanza dell’arma è necessario dedicare del tempo (e denaro) per allenarsi.

Nel corso della trasmissione sopra menzionata sono stati mostrati filmati di cittadini durante gli allenamenti al poligono che un funzionario di polizia, presente nella trasmissione, ha commentato fornendo, candidamente, una informazione a dir poco preoccupante. Il funzionario ha dichiarato che, causa i tagli alla spesa, un tutore dell’ordine spara non più di 50 colpi all’anno in poligono per cui è molto probabile che un comune cittadino che pratica il tiro in poligono abbia una dimestichezza con l’uso operativo di un arma nettamente superiore a quello di un tutore dell’ordine. Mi sento di confermare quanto ha esternato il funzionario perché io frequento il poligono almeno tre volte al mese sparando 100-150 colpi, a seduta di tiro, con armi corte diverse che significa, in dieci mesi, l’utilizzo di 3000-4500 proiettili.

Purtroppo in questo stato sgangherato si decise, anni fa,  di abolire il servizio militare delegando a militari di professione il compito della difesa dello stato e quindi dei cittadini. La pochezza di questo stato sta proprio nel fatto che, invece di ammodernare il servizio militare rivedendolo nei dettagli ma mantenendo alto il significato del dovere di ogni cittadino di essere in grado, in caso di necessità di difendere la sua terra, come accade negli stati seri, ha generato, da una parte, un esercito di professione geriatrico e dall’altra una massa di imbelli.

Peccato che, nel corso della trasmissione, nessuno abbia citato al rappresentante di quel partito  che è il PD, come esempio la Svizzera dove ogni cittadino dai venti anni a circa sessanta anni è anche soldato il che significa il richiamo per una o due settimane all’anno per aggiornamento in funzione della specialità e la detenzione nella propria abitazione del fucile d’assalto con relativo munizionamento. Ad oggi non risulta che in Svizzera i cittadini sparino a casaccio o che vengano commessi reati perché ci sono tante armi detenute dai cittadini.

Vale anche la pena di ricordare che negli Stati Uniti, che per molti sono considerati un esempio di democrazia, è proprio sancito nella Costituzione americana il diritto dei cittadini a possedere armi perché i Padri Fondatori degli Stati Uniti ritennero che i cittadini dovevano essere messi in condizioni di potersi ribellare qualora la democrazia venisse messa in discussione da involuzioni autoritarie.

Queste informazioni, però, non sembrano essere parte del patrimonio culturale degli spocchiosi sinistroidi italioti ammesso che ne abbiano uno.

 

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