Ecco come funziona un ente pubblico. Siamo un paese marcio

di REDAZIONE*

Sono una vostra lettrice ed una dipendente di un Ente Pubblico Locale, di piccole dimensioni, da ormai 18 anni e sono arrivata alla conclusione che la crisi che ci attanaglia, una delle cause all’origine di buona parte della situazione a dir poco critica che l’Italia sta attraversando, siamo noi italiani ed il nostro sistema. Mi dispiace ammetterlo ma siamo un paese vecchio, propenso alla truffa, assistenzialista, moralista, statalista e clientelare, che si è crogiolato sugli allori, sulle ricchezze guadagnate nel dopoguerra, che ha vissuto sopra le proprie possibilità, non ha investito in innovazioni, ed ora che le risorse sono finite ne paga le conseguenze. Abbiamo regole vecchie di secoli, non più adatte alla realtà attuale, ma non facciamo nulla per cambiare.

E’ obiettivamente vero che il mercato finanziario ha dei seri problemi, ma pensare che tutti i problemi dipendano solo da fattori terzi è assurdo. Io credo che la maggior parte di noi dovrebbe farsi un esame di coscienza rivedendo il proprio modo di pensare. Sino a quanto il nostro paese ovvero, i nostri politici, gli imprenditori e la mentalità dei lavoratori stessi non cambierà ci sarà ben poco da fare. Volete esempi concreti?

Vi spiego come funziona un Ente Pubblico di piccole/medie dimensioni in provincia di Brescia/Bergamo; rapportatelo su scala nazionale e lascio a voi le conclusioni. Valutate gli sprechi e la mala organizzazione che esiste in questo Ente, che in ogni caso funziona e che fa parte di una realtà sociale ed economica abbastanza favorevole e vi renderete conto di come siamo messi. Immaginate cosa succede in certe realtà d’Italia. I politici locali, che siano di destra, di sinistra, di centro, liste civiche ecc. una volta vinte le elezioni, una volta che hanno raggiunto la bramata “poltrona”, si rivelano per quello che sono: opportunisti. Tutte le promesse fatte in campagna elettorale all’insegna del cambiamento, della giustizia, del benessere dei cittadini, della famiglia, della semplificazione…, si dissolvono come bolle di sapone e si scoprirà ben presto che i “rinnovatori” non si erano candidati per passione, ma perché sapevano benissimo che avrebbero potuto avere dei vantaggi, che avrebbero avuto accesso alla stanza dei bottoni, alle amicizie che contano, anche loro sarebbero entrati nel mondo clientelare dell’Ente Pubblico italiano.

La prima cosa che succede? Il valzer dei dirigenti, dei tecnici. Le persone che non fanno più comodo vengono “eliminate” o “spostate” nonostante siano competenti. Spuntano come funghi, nuovi tecnici, nuovi consulenti, nuove imprese, ma non perché c’è più libertà, trasparenza, efficienza, un cambio generazionale o qualitativo, ma perché servono a qualcosa, perché potrebbero essere utili, e quindi bisogna garantirgli un certo guadagno in modo da sfruttarli alla prima occasione utile. Vengono assunti o dati incarichi, quasi sempre, ad amici del neo eletto, magari senza competenze specifiche ma che hanno, con lui, interessi o amicizie comuni e per questo non lo abbandoneranno mai. Non conta fare squadra, non conta la meritocrazia, non conta cambiare le cose, conta l’interesse personale.

Il politico locale e di conseguenza anche i dirigenti degli Enti Pubblici, quasi sempre scelti e piazzati dalla politica stessa, tendono infatti ad attorniarsi di persone conosciute, magari non preparate, in modo da non indebolire la propria posizione di comando e non perdere il loro piccolo potere. Gente squallida che nutre alle spalle dei contribuenti, il proprio ego, le proprie manie di potere e grandezza, il proprio portafoglio. Questo con i soldi dei cittadini in modo che la spesa pubblica aumenti.

Vogliamo parlare della burocrazia? Ci sono mille leggi, mille cavilli che si contraddicono tra di loro, manca la certezza del diritto e quindi funziona tutto in modo approssimativo. La pratica edilizia presentata dal comune cittadino per costruire il “pollaio” resta ferma nel cassetto del dirigente o del tecnico di turno perché manca un documento, manca il cosiddetto “pelo nell’uovo”. Pratiche che potrebbero essere evase in poco tempo, ma si aspetta il trentesimo giorno utile per visionarle, per lassismo, mancanza di voglia di lavorare. Tanto che importa si è in un Ente Pubblico, lo stipendio lo porti a casa comunque. Molto meglio portare avanti gli incarichi fuori contratto, che soddisfare le esigenze del cittadino, quello può aspettare. Insomma il cittadino deve quasi sempre correre a destra e sinistra, pagare un tecnico per delle sciocchezze solo perché l’impiegato pubblico non si degna di aiutarlo, perché non ha voglia o perché ha ordini superiori.

Abbiamo, invece, il caso della pratica edilizia (P.L. – Piani Attuativi etc…) dell’imprenditore amico, o quella da milioni di euro che nonostante sia priva dei più basilari elementi tecnici  viene subito approvata senza nessuna valutazione dei pro e dei contro sull’ambiente, sull’economia del luogo. Basta solo il profitto. Pratiche edilizie che in teoria dovrebbero garantire l’introito di oneri di urbanizzazione per l’Ente pari a 100, invece alla fine se ne incassano solo 60. Perché mi chiedete? E’ semplice, il politico ed il dirigente si accordano per “sconti”, “accelerazioni” ed in cambio hanno vantaggi personali, che ne so un incarico, una mazzetta, si viene presentati in un certo ambiente che poi ti consentirà altro. C’è da dire che molti imprenditori, pur sapendo che tutto questo non è corretto, accettano la situazione perché in caso contrario non lavoreranno più e chiuderanno baracca e burattini.

Ci sono politici locali, figuriamoci a livello provinciale, regionale o nazionale, che con la loro influenza possono far fallire il più ligio degli imprenditori. C’è la violazione dell’etica professionale e morale? Cosa importa tanto nessuno dice nulla o se denunci non sei tutelato. Ci sono poi i sovvenzionamenti alle varie associazioni, Enti ecclesiastici (come se la Chiesa avesse bisogno di sostegno economico) , Enti no-profit, che la maggior parte delle volte non fanno nulla di concreto, ma servono solo al politico per garantirsi il voto nel futuro e per fare vedere che si è “tanto buoni”. Tanto paga l’Ente Pubblico, il cittadino contribuente. Ci sono gli appalti pubblici pilotati, c’è la spartizione del territorio da parte delle imprese, ci sono le cosiddette “tangenti” per sbloccare i pagamenti, tutto normale sino a quando non c’è uno sgarbo, qualcuno viene sacrificato per far vedere alla gente che la giustizia c’è. Abbiamo poi quelle bellissime opere faraoniche che non servono a nulla, di cui si pagano i mutui ma non vengono mai alla luce.

Ci sono proprietà comunali, parlo di alloggi, affittati a gente che non ha problemi economici, o svenduti per ottenere favori. Ci sono segretari comunali, quasi tutti del sud, che dovrebbero supervisionare ciò che succede, ma in realtà cosa fanno? Si preoccupano solo di assecondare il politico, da cui dipendono, e fare cassa.

Ed i semplici impiegati cosa fanno? La base operativa dello Stato, quella che potrebbe cambiare qualcosa perché in numero nettamente maggiore, perché sono coloro che lavorano sul campo e fanno funzionare l’Ente, cosa fa? La maggior parte asseconda la situazione, si adegua. Tutto questo per mancanza di cultura, senso del dovere, per menefreghismo, per quieto vivere, perché si crede che tutto sia dovuto, che lo Stato non fallirà mai, perché siamo stati abituati così. Al famoso sei politico che accontenta tutti. Molti dei miei colleghi viene al lavoro non per senso del dovere ma per prendere lo stipendio. Sanno che la mentalità ed il sistema italiano funziona in questo modo, ma non hanno nessuna voglia di cambiare, perché cambiare costa fatica, sacrificio. La classica giustificazione di molti dipendenti pubblici è: “Tanto non ci possiamo fare nulla”!

Niente di più falso. Se tutti facessero il loro dovere le cose cambierebbero. Ci sono tuttavia tanti dipendenti degli Enti pubblici che si oppongono a questa situazione, c’è gente meritevole, che lavora con passione, che vorrebbe cambiare le cose, ma non avete idea a cosa vanno incontro ribellandosi! E ve lo dico per esperienza personale. Se il dipendente pubblico si accorge, vuole denunciare certe situazioni dovrà scontrarsi con dei muri immensi. Verrà minacciato di ritorsioni, verrà sanzionato per mancanza di collaborazione, per insubordinazione, verrà trasferito, isolato, ma la cosa più triste è che i colleghi non lo supporteranno, ma lo lasceranno a combattere da solo. Il dipendente pubblico che si oppone, potrà scrivere alla Procura, alla Finanza, alla Corte dei Conti, agli Ordini Professionali, alla Magistratura ma alla fine cosa otterrà? Il silenzio, perché anche le istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto della legge hanno convenienza a non farlo, perché anche loro fanno parte del meccanismo.

Purtroppo è un circolo vizioso. E tutto questo non dipende dall’Europa, dipende dal nostro sistema, da noi stessi. Ogni tanto un esame di coscienza farebbe bene. Si dovrebbe avere più onestà intellettuale e morale, che il nostro paese sembra aver perso. Il debito lo abbiamo accresciuto noi, i nostri politici, in anni di dissennatezza. Per questo da noi è difficile fare le riforme, perché nemmeno noi non le vogliamo. Ed è inutile che ci nascondiamo. I politici sono i primi perché dovrebbero rispettare un ruolo, una funzione, dovrebbero smetterla di fare propagande. Pensano che tutti siano stupidi? E noi cittadini ed impiegati pubblici onesti dovremmo avere più dignità e denunciare la situazione anche se avremo problemi.

Cosa mi auguro? Un riscatto di dignità sociale, ma la vedo difficile o comunque possibile solo quando i cittadini onesti, dipendenti pubblici e privati arriveranno al limite della sopportazione e purtroppo scoppieranno scontri sociali.

*Lettera firmata

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