di Stefania Piazzo – L’ultima indagine a cura di Ilvo Diamanti e il suo ultimo sondaggio pubblicato su Demos per La Repubblica, rappresenta lo spaccato del Paese. In due parole: un’epoca grigia, con margini sempre più risicati di proiezione positiva verso il futuro, con una speranza che erode quote di visione oltre il quotidiano.
In sintesi il declino sociale, il peggiore degli ultimi 10 anni, che intercetta soprattutto il ceto medio, quello che era figlio dei figli del boom economico, che è trasversale dai boomers fino alle fasce giovani. E in chi galleggia tra pochi anni alla pensione e alla pensione inoltrata. Diamanti espone i dati che congelano il futuro.
Passa dal 40 al 49% la percezione di essere slittati dalla classe media a quella medio bassa. Percezione che nelle donne sale dallo scorso anno al 2025 dal 45 al 53; nei giovani tra i 18 e il 29 anni dal 41 al 53% e che schizza dal 37 al 61% negli italiani tra i 45 e i 54 anni.
Drammaticamente, i disoccupati non vedono futuro, lo slittamento verso il ceto medio basso passa dal 28 al 69%, negli operai dal 31 al 61%.
Nel 2006 altra era la speranza e la prospettiva, l’aspettativa sociale. La popolazione che sentiva di appartenere al ceto medio era il 60% degli italiani, contro il 28% che si collocava nel livello medio basso.
Il rapporto sulla classe sociale di appartenenza che ci consegna Diamanti segna il distacco siderale tra la rappresentazione che fa la politica delle ricadute delle proprie “imprese” sulla società, nel Paese, e il Paese reale, quello che paga sulla propria pelle un sistema lontano, che non garantisce più la salute, le cure, che non agevola a metter su casa, che respinge i giovani preparati e li fa scappare all’estero, che punisce le imprese, le partite iva, le piccole società massacrandole con una fiscalità e una ottusità burocratica demoniaca, e che allontana i salari dal costo della vita sempre di più.
Cresce l’occupazione perché i 60enni non vanno più in pensione, cresce il lavoro povero, con retribuzioni ferme al passato perché l’inflazione brucia i piccoli aumenti. Ricorda l’Ocse che un rapporto OCSE, i nostri salari reali hanno perso il 7,5% dal 2021 ad oggi.
Il declino registrato da Demos conferma che stiamo cambiando in peggio, e che facciamo sempre più fatica a guardare avanti e quindi pensare a cosa fare nel futuro. Studenti pensionati lavoratori autonomi tutti uniti dallo stesso comune denominatore.
Quando Diamanti parla di un sentimento opaco e di un’epoca grigia, che si macerano nel tempo dell’incertezza.
A fare da contorno a tutto ciò, è il distacco dalla politica, una disillusione che guardando allo specchio i partiti vede più che partiti, leader di qua o di là, interpreti di partiti personali.
E che, rileva Diamanti, non fa “cogliere fratture nette, che collegano la posizione sociale e politica. O meglio, l’ampiezza del ceto medio e alto appare maggiore fra coloro che si collocano a Destra e a Centro-Destra. Ma la distanza rispetto a coloro che si definiscono di Sinistra e di Centro-Sinistra non appare eccessiva. Si tratta di un segnale interessante, che sottolinea come il rapporto fra posizione sociale e politica, nel corso del tempo, sia cambiato in modo significativo. Perché in passato la politica e i partiti costituivano un canale di “rappresentanza” importante, prioritario, per gli interessi dei cittadini. Su base sociale. E territoriale. Ma oggi molto è cambiato”.
Ed è vero, perché i partiti, di qua o di là, erano realtà che aggregavano masse. E quelle masse erano rappresentate da simboli con dietro lo scudo una identità, dei territori, dei collegamenti sociali. Oggi che lega sono le frequentazioni dei media, la rete…
Folgorante l’intuizione di sottolineare che “I partiti sono partiti”. Verso direzioni diverse. Ma che non prevedono più una presenza diretta nella società. Un rapporto diretto con gli elettori. Per questo stesso motivo, “l’azione” più importante è divenuta la “comunic-azione.” Mentre l’attore, la figura dominante “per” i partiti e “nei” partiti è divenuto il leader. Si è affermato, così, un modello di partito diverso. Un “partito personale”. come l’ha definito Mauro Calise. Al centro di una democrazia a sua volta personalizzata”.
Come non ci fosse più una distinzione né di territori né di classi sociali. Alla fine, è l’arrivo alla stazione dell’epoca grigia.




