Effetto domino, ora si muovono Irlanda del Nord, Galles e Cornovaglia

irlandadi GIOVANNI D’ACQUINO

Cameron ha detto che ora deve affrontare la questione inglese: la devolution più ampia per la Scozia ma ci sono anche Galles e Irlanda del Nord che bussano alla porta.

Infatti quest’ultimi hanno affermato, per voce di un politico non qualunque, che indietro non si torna. Leggete questa dichiarazione:   ”Il Regno Unito come lo conosciamo e’ morto”,per il laburista Carwyn Jones, primo ministro gallese, che ha accusato Cameron di aver quasi portato il Paese sull’orlo della dissoluzione per la sua gestione del referendum. ”E’ ora che le quattro nazioni si siedano a un tavolo per avviare delle trattative serie”, ha aggiunto. Non molto diverso da quanto ha affermato il vice primo ministro dell’Irlanda del Nord, Martin McGuinness: ”Il voto dei secessionisti scozzesi, anche se non ha portato all’indipendenza, significa per tutti noi che le cose non possono piu’ essere le stesse”. E perfino gli attivisti pro-devolution in Cornovaglia, che non è riconosciuta come una delle quattro nazioni che formano il Regno, chiedono che venga creata una Assemblea nazionale per la loro regione.

In altre parole, aperto un varco, si possono aggiungere le istanze autonomiste o indipendentiste degli altri tasselli di Regno Unito. Già di per sè il referendum ha rotto gli argini, facendo apparire in realtà quella di Cameron e della struttura dei vecchi stati nazione – imperiali – come una vittoria di Pirro. A cascata, poi, l’Europa deve interrogarsi sui veti di altri stati verso le richieste di referendum: dalla Spagna al Veneto, non è una questione isolata.

E mentre tutti i politici italiani unitari hanno inneggiato alla vittoria del No, sottovalutando il fenomeno secessione, solo dai 5 Stelle è arrivato un commento fuori dal coro: “Il risultato non fermeròà l’onda separatista in Europa o per lo meno Belgio, Spagna, Olanda e anche l’Italia continueranno a premere per le loro istanze”. Lo afferma Stefano Lucidi capogruppo M5S in commissione Affari Esteri. “A livello politico è un ‘gioco’ che paga: la Scozia otterrà un innalzamento dell’autonomia proprio in virtù delle concessioni pre-voto fatte dal premier inglese Cameron”.

Sta a vedere chi è più furbo tra la Scozia e l’Ue.

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Scozia, il NO prevale. Non basta Glascow...

Articolo successivo

Ma se non hanno rispettato neanche il referendum sulla responsabilità dei giudici...