La Lega conta fino a venti per non perdere Roma. E la poltrona

buvette-montecitoriodi ANGELO GIORGIO
C’è un numero che in questi giorni continua a rimbalzare nella testa di Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord costretto a fare i conti con un partito che, apertamente si schiera al suo fianco in maniera compatta e decisa, ma che nei corridoi e nelle cene riservate, appare quanto mai frantumato. E’ il 20. No, nessun collegamento con calciatori del Milan.
Il 20 è il numero dei membri del gruppo della Lega Nord alla Camera. Un numero non casuale. Venti è il numero minimo per potere avere un gruppo. Che non è poco: senza gruppo, infatti, i parlamentari finirebbero nel “misto”, ma con un peso politico inferiore e con meno fondi a disposizione per il proprio funzionamento. Particolare, questo, non certo di secondaria importanza e che, dicono i più vicini a Salvini, continua a farlo pensare. Da una parte la possibilità di fare la voce grossa, di dettare una linea che sia finalmente una sola e di invitare chi non è d’accordo ad andarsene. Un po’ quello che viene ripetuto continuamente in tv e che è stato ribadito al congresso, ma che suona più come uno slogan che come un ultimatum.
Dall’altra parte la necessità di mantenere il gruppo e quindi di dovere “digerire” le uscite e le “sparate” più o meno felici di questo di quel parlamentare per mantenere l’unità e soprattutto il gruppo.
Ma il Matteo nazionale non è l’unico a saperlo. Come lui questo conto se lo sono fatto anche i 20 aderenti al gruppo. Quelli che vorrebbero essere ricandidati, che non hanno nessuna intenzione di tornare o di iniziare a lavorare adesso e che cercano di ritagliarsi uno spazio al sole per mantenere la comoda poltrona anche negli anni a venire.
Si dice così nei corridoi, non in quelli di Bellerio ormai vuoti e deserti, ma in quelli più animati di Regione Lombardia, che Salvini avrebbe più volte pensato di allontanare qualche deputato “inopportuno”, ma che alla fine proprio la logica del 20 lo avrebbe frenato. E gli stessi corridoi raccontano anche il rovescio della medaglia, e cioè l’intemperanza di qualche deputato che, richiamato all’ordine, avrebbe minacciato l’uscita dal gruppo e – di fatto – la fine della Lega.
Così tra chi sostiene la logica dei più vecchi secondo i quali tornare a Roma è stato uno sbaglio, e chi, invece, da Roma proprio non se ne vuole andare, lo scontro continua. Sotterraneo, si intende. Pubblicamente tutti sono uniti e il movimento va avanti compatto e spedito. Almeno fino a quando si resta in 20…

 

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