Armi: il proibizionismo non funziona, nemmeno dopo la strage di Denver

di MATTEO CORSINI

Micheal Bloomberg, sindaco di New York, ha voluto dire la sua in merito all’ultimo episodio in cui uno squilibrato è entrato in un cinema a Denver e ha sparato sulla folla, seminando morte e terrore. Ecco le sue parole: “Se ci fossero meno pistole, ci sarebbero meno omicidi.”

Invocare un giro di vite normativo quando succedono episodi del genere incontra un diffuso sostegno. Sostegno che, però, ritengo sia basato sull’emotività più che sulla razionalità. Nessuna forma di proibizionismo ha avuto i risultati auspicati da chi ne era fautore. Non è successo con le bevande alcoliche, non è successo con la prostituzione, non è successo con la droga, non succede(rebbe) con le armi.

Se una persona intende commettere un omicidio o una strage, non è il divieto di procurarsi le armi se non dietro licenza che può fermarlo. Al tempo stesso, può benissimo succedere che una persona munita di porto d’armi a norma di legge (dove questo è previsto), utilizzi la pistola per sparare a persone invece che a bersagli o piattelli. Se il ragionamento di Bloomberg avesse senso, tra l’altro, si dovrebbe concludere che se non ci fossero pistole non ci sarebbero affatto omicidi. Dovrebbe allora essere auspicata l’abolizione integrale delle pistole (e delle armi da fuoco in genere). Ma, ahimè, gli omicidi non sono iniziati con la scoperta della polvere da sparo e la costruzione di armi da fuoco: esistono da quando esiste l’uomo.

Credere di risolvere il problema mediante proibizioni o aumentando i poteri dello Stato non farebbe altro che restringere la libertà anche (anzi, prevalentemente) a tutti coloro che non sono criminali. Lo Stato ha spesso sfruttato queste circostanze tragiche per aumentare i propri poteri, illudendo i cittadini che lo scambio tra minore libertà e maggiore sicurezza fosse vantaggioso. Purtroppo non lo è, e il rispetto per la vita altrui dipende molto più dall’educazione che dalla proibizione/restrizione all’uso di armi da fuoco.

Ma questo non pretendo lo condivida Bloomberg, uno che tempo fa ha sostenuto la necessità di vietare alla gente di fumare in Central Park per limitare i danni del fumo passivo.

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