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DOPO LA GRECIA IL DEFAULT MORDE IL PORTOGALLO

di VERCINGETORIX

Ad analizzare bene la situazione greca, sorge spontanea una domanda, anzi…due : “Ma chi gliel’ ha fatto fare alla Grecia di adottare l’ Euro, ma sopratutto cosa ci ha guadagnato in una scelta così azzardata ?”. E poi : “Perchè è stato fatto entrare anche il Portogallo nell’ euro?”.
Più che mai ora ha senso chiederselo perchè quasi sicuramente sarà il prossimo caso clinico dell’Eurozona (anche se più in piccolo) ed è a serio rischio di ristrutturazione del debito.
Si pensi solo al fatto che il Titolo di Stato Portoghese a 2 anni recentemente è schizzato sopra al 20% di rendimento per poi scendere fino al 14% attuale, prima che si vada a ricordare la solita speculazione internazionale nel nostro continente e si accenni al complotto anglo-americano contro l’euro proviamo a dare un’occhiata veloce ad alcuni dati significativi e a dir poco preoccupanti del Portogallo:
– il PIL del Portogallo nel 2010 è stato di circa 170 miliardi di euro;
– il salvataggio internazionale dell’anno scorso è stato di 78 miliardi di euro;
– il rapporto Debito/PIL ormai è al 110% (era al 93% nel 2010).
Ad aggravare la situazione è proprio la speculazione che rischia di mettere in ginocchio il Paese, con tassi sui bonus che hanno battuto nuovi record negativi: ad esempio quelli a cinque anni hanno toccato il 20% sul mercato secondario, con i Cds a 1430 punti.
Tuttavia sono ben note le misure adottate per ripagare il debito contratto dal Portogallo con i grandi organismi dell’ “usura internazionale” (UE e Fondo Internazionale Monetario) allo scopo di perseguire gli obiettivi di deficit imposti, che tra l’ altro sono particolarmente onerosi.
Una serie di tagli e privatizzazioni sono stati già stati avviati dal governo lusitano, in pratica una macelleria sociale che ha portato la nazione nella spirale della recessione. Lisbona ha infatti aumentato Iva e Irpef, energia e trasporti, tagliato pensioni, stipendi, investimenti, spesa sociale e medica.
A differenza della Grecia, però, il Portogallo ha dalla sua il fatto di non avere falsato i conti, varando tre manovre che hanno però messo in ginocchio il Paese.
I quotidiani portoghesi hanno definito Lisbona quasi nella stessa posizione di Atene davanti ai mercati, a causa della politica di risanamento imposta, alcuni analisti hanno definito le politiche portoghesi non ancora sufficienti, insomma un copione già visto in altri Stati membri dell’Eurozona.

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