PRESENTATO DAL GOVERNO IL “DECRETO SVILUPPO”

di REDAZIONE

Il Governo, con in testa il ministro Corrado Passera, rilancia la propria iniziativa dopo le accuse di inerzia giunte nelle scorse settimane, e lo fa con un maxi decreto che mira a rilanciare lo sviluppo dell’economia reale italiana e che potrebbe rappresentare una svolta anche dal punto di vista della credibilità dei nostri Conti pubblici. Se infatti le misure del decreto attiveranno 70-80 miliardi di investimenti preconizzati da Passera, con conseguente incremento del Pil, anche il debito pubblico sarà considerato sostenibile dai mercati finanziari, e magari caleranno anche tassi e spread.

All’Assemblea dei giovani di Confindustria, la settimana scorsa, Passera aveva detto che per rilanciare la crescita non serviva «l’ideona»: e infatti il decreto, con i suoi 61 articoli, è fatto di una serie di misure che insistono su una tastiera ampia. Si va dai settori tradizionalmente trainanti, come edilizia e costruzioni, a quelli più innovativi, come il digitale e la green economy. Insomma, ha commentato il premier Mario Monti, un pacchetto «organico e robusto». Un decreto, ha aggiunto Passera ricco di «riforme strutturali di lungo periodo», come quelle che anche oggi il direttore della Bundesbank Jens Weidmann, ha chiesto all’Italia di «implementare». I 70-80 miliardi che verrebbero «mobilitati» sono in minima parte soldi pubblici.

La scommessa di Passera è che le misure inducano i privati a investire, innescando un progressivo circuito di fiducia. L’aumento al 50% delle deduzioni per le ristrutturazioni edilizie, per esempio, dovrebbe indurre le famiglie a usare i risparmi per migliorare quello che è l’investimento più sicuro, cioè la propria abitazione. Altro settore, tradizionale volano anticiclico, sono le costruzioni: il decreto lancia i project bond, e cioè il finanziamento di infrastrutture con capitali privati, che vedrebbero in questo investimento buone prospettive di remunerazione. Ma si punta anche all’innovazione, con il credito di imposta per le assunzioni di giovani qualificati: una misura fiscale che le imprese intascano subito e automaticamente, e che in più crea occupazione stabile e qualificata.

Incentivi ancora per le aziende della green economy (in questo momento tra le più dinamiche) che assumono under 35 e giovani laureati. E ancora misure per i porti, l’agricoltura, la difesa del territorio, e per l’Agenda digitale. Senza contare le norme sulla giustizia civile e sul diritto fallimentare attese dalle imprese. L’altra novità è il ritorno a una politica industriale dopo gli anni di Tremonti. Tutte le attuali 43 leggi con incentivi all’industria sono cassate, per dar vita ad un unico Fondo rotativo con un budget annuo di 2 miliardi che servirà a incentivare i settori che saranno considerati strategici. «Sulla crescita – ha insistito Monti – non abbiamo mai pensato ad una ‘fase unò e ad una ‘fase duè; fin dall’inizio è stata la fondamentale preoccupazione del governo». E anche Passera ha ricordato le misure pro-crescita nei precedenti decreti: «non c’è stato nessun decreto senza una forte componente di contributo alla crescita».

La parola passa ora al Parlamento, con i partiti di maggioranza che oggi hanno espresso apprezzamento seppur con alcune riserve nel Pdl e una certa freddezza del Pd che, prima di promuovere il Governo, chiede tramite il suo segretario Bersani di «capire» i contenuti al di là dei titoli.  «Bene il decreto sviluppo, ma ora serve più Sud nell’azione del governo». Lo afferma in una nota Sergio D’Antoni, responsabile delle politiche del Pd sul territorio.  Decisamente positivo, invece, il giudizio di Confindustria che ritiene il decreto «utile per lo sviluppo. In particolare – si legge in una nota di viale Astronomia – apprezziamo le misure in materia di infrastrutture, di project bonds, di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici».

«Grave preoccupazione» è stata espressa dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, riunito in assemblea a Roma, rispetto alle anticipazioni sui contenuti del cosiddetto «Decreto Sviluppo» e sui possibili interventi relativi al processo civile: il depotenziamento della legge Pinto e la previsione di un più rigido, arbitrario e ingiusto meccanismo di impugnazione. «Assistiamo a un ennesimo e grave tentativo da parte del Governo tecnico, di riformare a costo zero e in modo disorganico il processo civile – denuncia il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla – E non è difficile pronosticare che anche in questo caso assisteremo all’ennesimo fallimento a danno dei cittadini e delle imprese».

LEGGI IL DOCUMENTO ORIGINALE SUL DECRETO SVILUPPO: DECRETO SVILUPPO 

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