DEBITO PUBBLICO: REGIONALIZZARLO PER SALVARCI DAL BARATRO

di GIANMARCO LUCCHI 

Regionalizzare il debito pubblico: è una proposta che ogni tanto riemerge nel tentativo di dare una via d’uscita a quello che è il principale problema che grava sulle spalle dei cittadini italiani. Nei giorni scorsi l’idea è stata ripresa dal presidente di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, e rilanciata dal governatore Luca Zaia.

Nella tabella qui a fianco viene riportato il rapporto debito pubblico/pil in Italia, in alcuni Paesi europei e in alcune regioni italiane. Come si può vedere Lombardia, Emilia Romagna e Vento si situerebbero molto al di sotto della media della zona euro.

Questo in termini assoluti. Ma se si volesse ripartire il debito pubblico italiano in base a criteri più “solidali” che ne uscirebbe? Al riguardo lo scorso anno uno studio interessante è stato commissionato dal gruppo della Lega Nord al Consiglio regionale del Veneto e chi fosse interessato a studiarselo per intero lo trova il pdf in coda a questo articolo. Lo studio ha comunque elaborato una proposta di ripartizione territoriale del debito pubblico centrale. Il sistema ritenuto più equilibrato è stato ritenuto quello che mixava tre criteri: 1) la responsabilità storica: il debito pubblico viene attribuito solo a chi lo ha generato; 2) il criterio demografico: il debito pubblico viene ripartito in misura uguale su tutta la popolazione; 3) la capacità fiscale: il debito pubblico viene assegnato sulla base della distribuzione regionale del pil. Secondo questa ipotesi al Nord verrebbe attribuita una quota di debito pubblico centrale pari a 661 miliardi (36,8% del totale), al Centro 304 miliardi (16,9%) e al Sud 832 miliardi (46,3%).

“Gli auspici del leader di Confindustria Veneto, Andrea Tomat, rilanciati dal governatore Luca Zaia, non sono infondati e forse costituiscono l’unica via per rientrare dal debito, garantire al territorio la possibilità di autogovernarsi, e non compromettere tutto il sistema-Paese uccidendone la sua parte produttiva. Che la regionalizzazione del debito sia possibile, siamo in grado di dimostrarlo attraverso i dati di uno studio elaborato dal nostro Gruppo Consiliare a settembre 2011. Il Nord, che ha generato poco debito ma che ogni giorno contribuisce a sanarlo, sarebbe disposto ad accollarsene una fetta, salvo poi ottenere l’autonomia di cui ha diritto”: il capogruppo leghista alla Regione Veneto Federico Caner, conviene sull’opportunità di regionalizzare il debito pubblico.

Alcune considerazioni interessanti emergono dal confronto tra debito pubblico regionalizzato in rapporto al Pil dei territori italiani e quello dei principali Paesi europei. Il Veneto avrebbe un debito inferiore a quello di Germania (82,4%), Francia (84,7%) e della media UE (82,3%). In una situazione analoga si troverebbero anche Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Marche. Nel complesso, il Nord Italia (82,1% del Pil) presenterebbe un debito inferiore ai principali Paesi europei e alla media dell’Area dell’Euro (87,7%), come si vede dalla tabella a sinistra.

“Tutto questo – conclude il capogruppo leghista – non può che indurci a delle considerazioni chiare e ormai obbligate: il Veneto e il Nord, che hanno generato pochissimo debito pubblico, rischiano oggi di colare a picco, e con esse di conseguenza tutto il Sistema-Paese. Quello che parte dal Veneto, dai suoi imprenditori e dai suoi amministratori, è una sorta di ultimo appello prima che la locomotiva che traina il Paese, costituendone la grande risorsa, si fermi del tutto. Servono oggi interventi decisi e coraggiosi, perché se il Nord va a fondo, tutta l’Italia inevitabilmente ne seguirà le sorti”.

Cliccate sotto per aprire il pdf dello studio sul debito pubblico regionalizzato:

report debito pubblico regionalizzato


 

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