DARE DELLO ZINGARO A UNO ZINGARO E’ REATO. ALLORA STROLIGHI

di TONTOLO

La prima sezione del Tribunale civile di Milano ha sentenziato che dare dello zingaro a uno zingaro è reato, perché il termine zingaro è discriminatorio, razzista e offensivo. Insomma gli zingari non si possono più chiamare zingari. Se uno entra in casa di notte o cerca di fregarsi il portafoglio, bisogna rivolgersi a lui educatamente e chiedergli se è un sinti, un rom, un kalé, un manouche, un khorakhané o un khalderasha, così che lo si possa apostrofare correttamente e riferirsi a lui secondo i sacri crismi della legge, della scienza antropologica e della correttezza politica. E guai a sbagliare la pronuncia del nome: sono ospiti permalosissimi, potrebbero incazzarsi ma anche subire dei terribili traumi di identità. Il tribunale non si è ancora pronunciato sul termine strolighi, perché in quelle aule le lingue padane sono poco praticate ma c’è da giurare che colmerà presto la lacuna giuridica. Alla fine non si sa più come chiamarli, forse si deve ricorrere a una di quelle complicazioni lessicali che il buonismo si è inventato, come “diversamente civili”. Oppure chiamarli “proudhoniani spinti”: se “la proprietà è un furto”, tanto vale esorcizzarla con un furto, perché il furto di un furto non può essere classificato come un furto. Che anche i tecnici del governo Monti siano “nomadi”?
Così non si sa più come chiamare gli strolighi ma è piuttosto chiaro che nome dare ai giudici che hanno emesso questa radiosa sentenza.

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