Dalle parole ai fatti: la Lega si schieri contro il sostituto di imposta

di GIANLUCA MARCHI

Dal palco di Venezia, Maroni ha ribadito la sua intenzione di dar vita ad azioni serie e concrete di disubbidienza fiscale. Mentre pronunciava queste parole, ha invitato gli amministratori della Lega Nord ad adoperarsi in tal senso. Non è la prima volta che il segretario della Lega 2.0 sostiene la necessità di mettersi di traverso al sistema fiscale italiano, lo aveva già fatto in quel di Verona, allorquando invitò a mobilitarsi contro l’Imu, l’imposta sulla casa introdotta dal governo Monti.

E’ chiaro che alle parole dovrebbero anche seguire i fatti (un po’ come sta accadendo in Catalunya con la munipalidad di Gallifa), soprattutto ora che il neosegretario del partito ha scelto una strada diversa da quella del suo predecessore, che in vent’anni ha tuonato come nessun altro politico sceso in campo senza però portare a casa risultati concreti per i territori e le genti che lo hanno riempito di voti.

Ascoltate le intemerate di Roberto Maroni dopo Verona e Venezia, mi permetto, a questo punto, di dare un suggerimento concreto all’ex ministro su come fare azione di disobbedienza fiscale, facendo leva sulle centinaia di amministratori che, ad oggi, sono targati Lega Nord. Prenda esempio da Giorgio Fidenato, un piccolo imprenditore di Pordenone, che dal 2009 ha deciso di dare tutti i soldi in busta paga ai suoi dipendenti.

Di cosa si tratta? In pratica, tutti gli amministratori del Carroccio, a fine mese, anziché versare nelle buste paga dei dipendenti degli enti che amministrano (comprese le aziende partecipate magari) solo il netto, dovrebbero dare loro il lordo della busta paga. Evitino i sindaci vari, insomma, di fare da “sostituto d’imposta” per conto dello Stato centrale, sia che si chiami Agenzia delle Entrate, sia che si chiami INPS. In questo modo, la Lega otterrebbe più di un risultato:

1- Eviterebbe di versare nelle casse di Roma un sacco di soldi freschi tutti i mesi;

2- Eviterebbe di rispettare una legge liberticida e centralista;

3- Darebbe ai dipendenti la possibilità di percepire con esattezza sia quanto vale in soldoni il loro lavoro, sia quanto è elevato il peso delle tasse in Italia;

4- Non toglierebbe un solo euro dalle tasche dei dipendenti degli enti che amministrano;

5- Non evaderebbe un solo euro, ma costringerebbe il Fisco ad andare a richiedere i soldi delle tasse ad ogni singolo dipendente;

6- Attuerebbe una azione di disobbedienza fiscale del tutto pacifica.

Si badi bene, che non sto parlando di qualcosa che è del tutto estraneo al partito che oggi Maroni sta guidando, dato che già nel 2006, dopo l’elezioni di Romano Prodi, il Carroccio presentò una proposta di legge in tal senso, una proposta che prevedeva l’abolizione del sostituto d’imposta.

Il sostituto d’imposta è un marchingegno che è mal digerito da buona parte delle forze produttive a cui s’è sempre rivolta la Lega Nord. Un’azione del genere metterebbe in ginocchio lo Stato italiano. E’ una cosa che Maroni non dovrebbe sgradire. Provi, dunque, la Lega a riprendere un’idea che come detto non le è affatto estranea e cominci a studiarne l’applicazione.

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