Dalla Catalogna può soffiare il vento indipendentista su tutta Europa

di GIANLUCA MARCHI  da Barcellona

E’ stata la più dura campagna elettorale degli ultimi 25 anni. La partita che si gioca domani nelle elezioni catalane è probabilmente più importante di ogni altra elezione politica nazionale, perché un’eventuale e non del tutto  improbabile maggioranza assoluta assegnata alle forze indipendentiste, in testa CiU del candidato presidente Artur Mas, può innescare un processo destinato a cambiare il volto della Spagna per come l’abbiamo conosciuto dopo la morte di Franco. E con tutta probabilità potrebbe convertirsi in un rinnovato vento pronto a soffiare nelle vele delle aspirazioni indipendentiste che toccano varie aree della Vecchia Europa, non trascurando anche l’Italia a cominciare dal Veneto, con la spinta in atto per arrivare alla celebrazione di un referendum.
I catalani “non sono vassalli dello Stato” spagnolo: con questo slogan il presidente della Catalogna, Artur Mas, ha chiuso ieri sera  il suo comizio conclusivo a Barcellona alla vigilia del voto politico anticipati nella regione semiautonoma che lui e il suo partito (Convergenza e Unione, CiU) sperano dia loro la forza di promuovere entro 4 anni un referendum sull’indipendenza da Madrid. Nella manifestazione, tenuta in uno stracolmo stadio Palau Sant Jordi, i manifestanti gridavano “Indipendenza” e “Mas presidente”.

Un momento così decisivo e strategico come queste elezioni ha finito per mettere in campo tutte le armi possibili e immaginabili, lecite e illecite. La più clamorosa è stata quella che negli ultimi giorni ha monopolizzato la campagna elettorale, vale a dire l’informativa attribuita alla Polizia per i reati fiscali e tributari, secondo la quale i due personaggi chiave della storia politica catalana degli ultimi 30 anni, l’ex presidente della Generalitat  Jordi Pujol e il presidente uscente nonché candidato, Artur Mas, sarebbero titolari di conti correnti in Svizzera non dichiarati. Il documento, che al momento pare non esistere nella sua versione originale, è stato pubblicato dal quotidiano El Mundo, espressione del mondo conservatore ed edito da una società controllata dall’italiana Rizzoli Corriere della Sera. Il passo successivo è stato breve: cioè accusare Pujol e Mas di essere stati destinatari di tangenti da parte di imprese che hanno lavorato per la Generalitat de Catalunya. Intorno a questa pubblicazione si è aperta una battaglia legale e giudiziaria, che ha visto scontrarsi anche il procuratore generale catalano e il suo superiore procuratore generale dello Stato. La vicenda ha pescato nel torbido, fino ad addossare a Mas la responsabilità  di un conto in Svizzera a nome del padre con depositati 2 milioni di euro, regolarizzato dal genitore col pagamento di oltre 800 mila euro al Fisco spagnolo. Nelle ultime ore addirittura il sindacato di polizia ha accusato la magistratura di aver ostacolato le indagini sui dirigenti di CiU.

Da parte sua Artur Mas ha accusato apertamente il premier Mariano Rajoy, del Partido Popular, di essere stato fin dall’inizio della montatura per danneggiarlo. Rajoy ha bollato l’accusa come una falsità e ieri dal vertice di Bruxelles si è astenuto da ogni altro commento. Ma ha lasciato che a intervenire fosse la sua vicepresidente, Soraya Sàenz de Santamaria, la quale ha sostanzialmente dato per buona l’informativa pubblicata da El Mundo e ha chiesto che la magistratura indaghi Mas per frode fiscale, tanto più se dovesse essere provata l’esistenza di un conto svizzero non denunciato al Fisco.

CiU, il partito di Artur Mas, avrebbe voluto che ieri due ministri del governo Rajoy si presentassero in Parlamento per rispondere a interrogazioni urgenti su questo episodio che ha terremotato la campagna elettorale, ma il PP ha fatto muro  e non se n’è fatto nulla.

Intanto sulla stampa spagnola, sia di destra che di sinistra, è un fiorire di attacchi all’indipendenza propugnata dagli autonomisti catalani guidati da Artur Mas. Si legge di tutto per spaventare gli elettori catalani ancora indecisi (sarebbe ancora il 20%) e che potrebbero attribuire o meno la maggioranza assoluta allo schieramento autonomista. Si leggono frasi del tipo “la Catalogna diventerebbe una piccola repubblica del tipo della Repubblica Ceca… quando invece il futuro appartiene ai grandi stati e non ai piccoli paesi”. Oppure vengono diffusi studi secondo i quali la Catalogna indipendente vedrebbe crollare del 50% le sue esportazioni verso la Spagna e del 20% il proprio Pil. Si arriva a sostenere che il nuovo stato indipendente sarebbe fuori dalla Ue e dall’Euro per almeno dieci anni – quando invece Bruxelles ha già fatto sapere il contrario. E addirittura si sostiene che la Catalogna sarebbe mal sopportata dai suoi vicini: la Spagna, per ovvi mootivi, e persino la Francia, alla quale il nuovo Stato catalano vorrebbe togliere la Linguadoca.

E tanto per gradire si è rifatto vivo anche l’ex tenente colonnello della Guardia Civil Antonio Tejero, colui che il 23 febbraio del 1981 tentò un golpe facendo irruzione nel Parlamento. Tejero ha presentato una denuncia alla Procura generale dello Stato contro Artur Mas per “provocazione, cospirazione e tentativo di sedizione” per le sue continue pretese secessioniste di una “parte importante della Spagna come è il Principato di Catalogna”.

La partita catalana vede in campo quattro schieramenti: gli autonomisti di origine moderata di CiU (Convergenzia i Unio) che puntano a celebrare il referendum per l’indipendenza; gli indipendentisti di sinistra; il Partito popolare che è per un nuovo centralismo madrileno; il Partito socialista catalano che si propone invece come via di mezzo schierandosi per un rinnovato federalismo. Secondo i sondaggi dei quotidiani spagnoli, CiU vincerebbe le elezioni, restando pero’ lontana dalla maggioranza assoluta,
conquistando fra 62 e 65 seggi, rispetto ai 68 necessari per governare in solitario. Il partito indipendentista di sinistra Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) concorrerebbe con il Partito Popolare (Pp) per il secondo posto. Erc e il Pp, che si oppone frontalmente alla sovranita’ catalana, si attesterebbero sui 16-17 scranni. E il Partito socialista catalano (Psc), che propone appunto una riforma
costituzionale del sistema delle autonomie in senso federalista, registrerebbe una debacle, perdendo fra i 12 e i 13 deputati dei 28 ottenuti due anni fa. Gli eco-comunisti di Iniciativa Catalunya Verd (Icv), a loro volta favorevoli a una consultazione sulla sovranita’ della Catalogna, si attesterebbero come quinto partito, con 12-13 deputati. Pieno di voti anche per Ciutadans, che raddoppierebbe da 3 a 6 i seggi, mentre resterebbe fuori dal Parliament il partito indipendentista dell’ex presidente del Barcelona F.C. Joan Laporta.

L’attesa per l’esito del voto è grandissima e non solo in Catalogna. Sulle Ramblas, a Barcellona, i venditori di bandiere della Catalogna indipendente, chiamate ‘esteladas’, non si lamentano. “Ne vendiamo sempre qualcuna, ma mai tante quanto oggi”, ammette una commerciante. “La gente ci chiede le esteladas. Ha delle aspettative e segue da vicino i movimenti dei suoi politici per vedere cosa fanno. Sembra che vogliano andare in fondo, fino all’indipendenza”.

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