Dalla bandiera gialla alla bandiera bianca. Parabola di un segretario dal Papeete a Draghi. Avranno ancora pietà di lui?

di Luigi Basso – In pochi mesi la politica italiana era  passata dal delirio del Papeete, dalla bandiera gialla, sinonimo, nella famosa canzone, dei balli in discoteca della bella gioventù, al tracollo di Salvini.
Dapprima Conte ed il PD erano dipinti dall’ex Capitano dei sovranisti (ormai ex, in quanto ha abdicato coram populo) come traditori della patria che avevano venduto il bel paese ai cattivi tedeschi; per tali criminali l’ex Capitano pretendeva che si apparecchiasse seduta stante un bel processo.
Poi, passati pochi giorni, Salvini proponeva  ai medesimi traditori della patria, ladri dei risparmi degli italioti regalati alle banche tedesche, di fare insieme un governo di salute pubblica con 5 punti che richiederebbero anni solo di discussione preliminare: banche, crescita, salute, infrastrutture e giustizia.
Spariti l’immigrazione, l’autonomia, la sicurezza, i cavalloni di battaglia, anzi di crociate salviniane.
Ora, al di là del fatto che l’unica dote di Salvini è quella di cambiare continuamente idea, stavolta stupiva la velocità con cui si rimangiava tutto quello che aveva detto pochi giorni prima, ma proprio tutto, arrivando a far dire a Giorgetti “Draghi Premier, perchè no?” causando un probabile malore ai vari Borghi e Bagnai, ormai ridotti a decorazioni natalizie un po’ kitsch dell’albero natalizio salvinista.
Per una volta sono d’accordo con Belpietro: Salvini ha fatto questa inversione a U perché ha paura.
E issa una bella bandiera, anzi: una bandieruola, bianca.
Magari avranno pietà. Ora, alla luce delle ultime uscite di Giancarlo Giorgetti che dice al “suo” segretario: Cambia registro, togli l’abito populista, lascia Meloni e Le Pen”, avranno ancora pietà di lui?

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