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Dal Catechismo imboscato della Chiesa Cattolica: “C’è un limite agli immigrati”

torredi GIULIO ARRIGHINI

Non temo di essere smentito dalla Cei, dalla Fondazione Migrantes, dalla Caritas, dalle cooperative che incassano 35 euro al giorno per fare solidiarietà, se dico che non solo entrare da clandestini in Vaticano è reato, ma quel che più mi interessa è ribadire che la stessa Chiesa Cattolica ribadisce come l’accoglienza degli stranieri non possa essere cieca, sorda, senza limiti di sorta.

L’altro giorno una comune amica sfogliava e rilanciava dal web, perché è lì che ormai si formano le coscienze, un brano tratto dal vangelo pratico quotidiano dei credenti, il catechismo. E quello cattolico, ultimissima versione, già di per sè molto interessante nel fissare i diritti della legittima difesa più che un giudice di un tribunale italiano, fissa con altrattanta chiarezza che vi devono essere dei contingentamenti. Insomma, un numero chiuso oltre il quale non è carità andare.

Leggiamo.

Art.2241 – Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, NELLA MISURA DEL POSSIBILE, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
Le autorità politiche, in vista del BENE COMUNE, di cui sono RESPONSABILI, possono SUBORDINARE l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse CONDIZIONI GIURIDICHE, in particolare al rispetto dei DOVERI DEI MIGRANTI nei confronti del paese che li accoglie.
L’immigrato è tenuto a RISPETTARE con RICONOSCENZA il PATRIMONIO MATERIALE e SPIRITUALE del paese che lo ospita, ad OBBEDIRE alle sue leggi, a CONTRIBUIRE ai suoi oneri”.

Bene, io ci metto la firma.

Segretario Indipendenza Lombarda

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