Dal Campanile al Cielo, perché i Serenissimi hanno vinto

di GIANLUCA MARCHI

Tra l’8 e il 9 maggio 1997, nottetempo, la Veneta Serenissima Armata – con “armi” rugginose incapaci di ogni offesa e un tank assemblato nel cortile di casa – occupò militarmente l’altissimo e celeberrimo Campanile di Piazza San Marco a Venezia, restaurando il governo veneziano; il blitz riuscì perfettamente, e l’antica bandiera della Serenissima Repubblica di Venezia, il Leòn di San Marco rosso ed oro, riprese a garrire per qualche ora laddove, in fondo, aveva occupato brandelli di cielo e partorito civiltà per molti secoli.

Una storia che deve essere conosciuta al 100% e non a fette o a brani, selezionati dalla convenienza o dalla partigianeria.

Ecco perchè è nato questo libro, ricco di aspetti descrittivi come di rimandi ai documenti originali dei processi ai Serenissimi, figlio della curiosità e della voglia di comprendere che questi eventi hanno sollevato in qualche veneto, certo, ma soprattutto in borbonici, tirolesi, romagnoli, italiani: ché la Verità rende liberi tutti.

Queste pagine sono piene della vita e, cosa che colpisce, della dignità dei protagonisti di questa vicenda, dei loro avvocati difensori, delle loro famiglie umane e culturali; sono piene delle lotte, delle sconfitte e vittorie dei Serenissimi.

Queste righe, che si possono leggere nel sito de Il Cerchio-Iniziative editoriali (www.ilcerchio.it), sono la presentazione del libro “Dal Campanile al Cielo – sogni, lotte, processi e vittorie dei Serenissimi (1997-2011)”, un libro che  merita di essere letto tanto più in questi giorni caratterizzato dall’arresto dei 24 indipendentisti i quali, in qualche modo, sono figli di quell’episodio, troppo spesso liquidato come il gesto di una piccola armata brancaleone.

Del libro si è parlato sabato sera a Oleggio Castello, nell’ambito dei lavori dell’assemblea annuale di Terra Insubre. Ad illustrare le ragioni del testo, e le indicibili difficoltà per metterlo insieme, è stato l’editore Adolfo Morganti. Un libro che si decise di fare perché ormai da qualche anno dei Serenissimi ormai non si parlava più e che ha richiesto ben tre anni per essere realizzato. “Due anni e mezzo – ricorda Morganti – spesi alla ricerca del giornalista che si assumesse l’onere di realizzare le interviste da cui è composto. In tutto il Veneto non abbiamo trovato un solo giornalista che fosse disposto, e alla fine abbiamo ottenuto la disponibilità di un siciliano, Gennaro Grimolizzi“.

“Quel gesto – racconta l’editore, romagnolo col tempo divenuto assiduo frequentatore delle cose venete – viene ideato da otto pellegrini ingenui, che pensavano, una volta fatto garrire il Leone di San Marco sul campanile di Venezia, di potersi appellare alle Nazioni Unite. Sono persone che vengono da un tessuto popolano, non ideologizzato e che decidono di imbarcarsi in quell’avventura non a caso nel 1997, anno in cui ricorreva il bicentenario della caduta della Repubblica di Venezia, un qualcosa che per loro non doveva essere liquidato come ciarpame e che passasse inosservato. Si mossero da sol e tuttavia rappresentavano l’espressione carsica di un sentimento diffuso che esisteva sottotraccia. Erano popolani che sapevano qualcosa di storia, soprattutto colui che venne indentificato come l’ideologo del gruppo, Bepin Segato, i quali non volevano che la loro identità veneta venisse diluita in una identità più vasta tipo quella padana. E il tutto in nome della memoria della Serenissima, che resta molto diffusa in vari strati della società veneta”.

Ambivano a restaurare il Serenissimo Governo – prosegue Morganti nel suo racconto – e avevano ben chiaro che il loro era un gesto simbolico. E l’apparato dello Stato lo capì benissimo e reagì di conseguenza. Il Campanile è stato uno scossone di tipo identitario. Una volta stabilito che lo fecero per non far cadere nel vuoto quel bicentenario, le domande naturali sono due: 1) le idee dei Serenissimi potevano e possono avere un seguito?; 2) perché un giovane di oggi dovrebbe aderire alle idee della Serenissima Repubblica?

L’Editore ha dato questa risposta: “La semplicità del linguaggio dei Serenissimi ha innescato un processo eclatante, che ora qualcun altro avrebbe voluto riprendere. Ma il vero risultato che deriva dal ’97 è che il Veneto è passato da essere un mondo dipinto in maniera caricaturale, da popolo sputtanato (dagli altri) in tutte le maniere, a popolo che ha cominciato a guardarsi alle spalle, impattando nella storia della Repubblica di Venezia e ha riscoperto la sua grandiosa identità. E’ come se un popolo che si sentiva servo, cominciando a guardarsi indietro, abbia riscoperto mille anni di identità e di nobiltà, e soprattutto riscopre una identità che non è italiana”.

Oggi, continua Morganti nel suo ragionamento, i veneti vogliono l’autodeterminazione, anche perché si rendono conto delle conseguenze su di loro della crisi economica, che in regione è stata devastante, e ne hanno le palle piene della caterva di tasse che devono sopportare. Solo che finora il limite maggiore è stata la mancanza di coesione. “Qui interviene però il plebiscito digitale – osserva Morganti – che cambia le cose perché funziona come collante di tanti gruppi e di tante persone che prima non si ritrovavano. Questo sembra averlo capito anche la nuova dirigenza della Lega. E bisogna dare atto anche di un altro importante aspetto: il lavoro culturale svolto da Raixe Venete”.

E così arriviamo alla storia di questi giorni: “Quello dello Stato – osserva Morganti – è essenzialmente un tentativo intimidatorio, visto che le conseguenze giudiziarie sono già contenute nelle risultanze processuali del primo episodio. Si tenta di fare di tutto per equiparare il movimento per il Veneto in un movimento terroristico. Lo Stato è nervoso e reagisce di conseguenza a tutti i segnali che arrivano dal Veneto: non per nulla questa è stata l’unica regione che due mesi orsono è stata imbottita di prefetti da parte del governo. Il prossimo appuntamento è vicino: il 25 Aprile si celebra a Venezia la Festa di San Marco e in quella occasione il Veneto che vuole l’autodeterminazione avrà bisogno dell’appoggio di tutti movimenti indipendentisti”.

 

DAL CAMPANILE AL CIELO

Sogni, lotte, processi e vittorie dei Serenissimi (1997-2011)

Francesco Mario Agnoli, Marco Alfieri, Angelica Ceoldo, Fausto Faccia, Renzo Fogliata, Gennaro Grimolizzi, Alessio Morosin

il Cerchio-Iniziative Editoriali  (75 pp, 14 euro)  www.ilcerchio.it

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3 Comments

    • Basta lexar el jornal dal I nomaro e se capise tuto.

      Coando ke femo na bela manifestasion contro el tricolor ke gronda del sangoe dei veneti e contro l’ino de mameli ke exalta la violensa e i romani ke xe li veri sasin de Cristo.

  1. Stemo tenti col Mito de Venesia e de ła Repiovega Veneta, parké i veneti e ła so storia ła xe anca tanto altro de coeła de Venesia e de ła Repiovega Veneta.

    http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=48

    Mexoevo – ani o secołi veneto-xermani (suxo 900 ani) e naseda o sorxensa dei comouni
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=136

    E po no dexmenteghemose ke ła pì granda responsabiłità de ła fine de ła Repiovega Veneta ła xe de l’arestograsia venesiana, de ła so castuałetà e de łe so peke.

    http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=137

    L’arestocrasia venesiana jerela na casta?
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=137&t=36

    La fine de la Repiovega Arestogratega Veneta
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewforum.php?f=138
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=138&t=521

    Raixe Venete ła ga dei limiti coulturałi, ła xe prexognerà de sto Mito de Venesia e de ła cristianetà-catołego-romana col so Mito de Roma.

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