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Da Zaia agli indipendentisti veneti… A quali chiacchiere dobbiamo ancora credere?

indipendenza da redi ENZO TRENTIN – «La politica è il diversivo di piccoli uomini che, quando hanno successo, diventano grandi agli occhi di altri piccoli uomini». Lo ha scritto George Jean Nathan (1882-1958) che è stato un critico teatrale americano, e che ha lavorato a stretto contatto con Henry Louis Mencken, conosciuto come il “Saggio di Baltimora”. Quello che sua volta ha scritto: «Ci sono degli uomini politici, che sarebbe bene chiamare politicanti, i quali, se avessero come elettori dei cannibali, prometterebbero loro missionari per cena».

La Lega Nord e la sua subalterna Liga Veneta, per decenni ci hanno arronzato con il federalismo. Salvo non depositare mai un progetto autenticamente federalista, e quando Gianfranco Miglio ne presentò uno lo dileggiarono (*). La conseguenza è che oggi quasi nessuno affronta la questione federalista. Poi sono passati all’indipendentismo per ripiegare oggi sull’autonomismo. Quindi ancora una volta hanno recitato la parte dei Quisling, dei più riprovevoli collaborazionisti, per sedare o deviare le aspettative di libertà dei pagatori di tasse.

L’ultima operazione in ordine di tempo è quella recentemente ufficializzata da Gianantonio Da Re, neo segretario della Lega nel Veneto, che dopo non aver particolarmente brillato come Sindaco di Vittorio Veneto (TV), oggi è parcheggiato nella carica interna di partito. Insomma la conferma del fatto che se i partiti ideologici sono stati una sciagura, i partiti post ideologici sono “illegittimi” nel modo più radicale, poiché sotto i loro artigli, lo Stato è diventato uno spazio vuoto, pieno solo del denaro dei contribuenti; una res nullius esposta al saccheggio.

Ed ecco allora il linguaggio ossequioso del neo segretario veneto, speso in una recente intervista al “Giornale di Vicenza” nella quale omaggia il Segretario nazionale del suo partito. Non ha importanza che oggi si chiami Matteo Salvini, perché se domani di chiamasse Pinco Pallo, la disciplina di partito impone il conformismo. La carriera di un politico si sviluppa, in genere, comportandosi da yes man. La seconda ovazione è per Luca Zaia (Presidente della Regione Veneto), che secondo lui ha tutte le carte in regola per riassumere (**) incarichi istituzionali a livello nazionale.

Toni Da Re, en passant, trova anche il modo parlare graziosamente di poteri forti dello stivale, parlando a proposito della Catalogna e della sua marcia verso l’indipendenza. Tutto ciò mentre il suo sodale di partito Luca Zaia s’accinge ad indire un referendum per l’autonomia della Regione che amministra dal più alto scranno. I politicanti sanno benissimo che con tale referendum affosseranno definitivamente la questione indipendentista, allo stesso modo in cui la LN ha affossato la questione federalista.

Tutto ciò premesso c’è da constatare come un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino, consista nel togliergli la voglia di votare. Infatti, la materializzazione di un tale referendum, in realtà, ipnotizzerà sine die la causa dell’indipendentismo (di cui Zaia [ma vale anche per Maroni e la Lombardia], a parole, ma non a fatti, si dice sostenitore). Tant’è vero che se nel referendum per l’autonomia del Veneto vinceranno i la questione si trascinerà per i corridoi dei ministeri romani senza giungere ad una conclusione. È impensabile un’autonomia sul modello delle Regioni a Statuto speciale, bisogna modificare la Costituzione. Eppoi non sarebbe più possibile “mungere” il contribuente veneto [e lombardo] per ripianare i conti a chi il denaro pubblico lo sperpera.
Coloro che perorano la causa indipendentista saranno dileggiati. La LN ha già un’esperienza consolidata con G.F. Miglio. Quelli che aspirano alla libertà dalla partitocrazia imperante, verranno tacitati e derisi: «Vedete? I veneti [e i lombardi] vogliono l’autonomia, non l’indipendenza!». Se al contrario vincessero i No (implicitamente aspirando all’indipendenza) la questione non andrebbe lontano, si tratta in fondo di un referendum consultivo.

Ma proviamo a concedere la buona fede a questa classe politica. Ebbene il sodale di Zaia: Antonio Guadagnini ha presentato l’Intergruppo referendario “Parola ai Veneti” il 20 luglio 2015, e secondo le sue parole sono 26 i consiglieri regionali che hanno aderito all’Intergruppo. Ricordiamo che Guadagnini è stato eletto per mezzo di espedienti elettorali, con una lista civica ispirata dallo stesso Zaia e recante il nome “Indipendenza Noi Veneto con Zaia”. In quella occasione fu precisato dai consiglieri dell’Intergruppo: «… per l’indipendenza del Veneto, il percorso di costituzione della nuova Europa dei popoli, dev’essere fondato sul federalismo europeo dei territori, presupponendo il dissolvimento delle entità statali attuali, del tutto inadeguate ad affrontare le sfide geo-politiche mondiali. L’obiettivo finale – ha spiegato Guadagnini – è arrivare a realizzare il referendum per l’indipendenza del Veneto un’idea condivisa dalla gran parte dei consiglieri di maggioranza, ed anche il presidente del Consiglio e il presidente della Giunta, che hanno preferito non sottoscrivere il documento per ragioni di opportunità, sono sostanzialmente e moralmente con noi».

http://www.noivenetoindipendente.org/wordpress/parolaaiveneti/

nbeh! Già il fatto che i due si siano non ufficialmente dichiarati, a nostro avviso la dice lunga sulla disinvolta politica dei protagonisti.

Nikita Chruščëv in una conferenza stampa nel 1960 disse: «Gli uomini politici sono uguali dappertutto. Promettono di costruire un ponte anche dove non c’è un fiume». Ma andiamo alla sostanza. Intanto si comincia con il parlare di un referendum per l’indipendenza e si ripiega sul referendum consultivo per l’autonomia, che è cosa assai diversa. Biascicano di federalismo, ma nessuna delibera in senso federale alla Regione Veneto s’è ancora vista. Va beh!ci saremo distratti. Poi rimandano ad altri la responsabilità di superare gli Stati attuali, che tradotto dal politichese suona più o meno così: “intanto facciamo un referendum consultivo, tanto non vale niente e quindi non è pericoloso per lo status quo, poi quando l’Europa si sarà disfatta degli attuali Stati ottocenteschi e si sarà trasformata in un’UE dei popoli, noi faremo il referendum (ancora consultivo?) per l’indipendenza del Veneto”.

Probabilmente aveva ragione Wayne Dyer Walter (1940-2015; che è stato un filosofo americano. Il suo primo libro, dal quale traiamo la citazione che segue, è uno dei più venduti di tutti i tempi, con una stima di 35 milioni di copie vendute fino ad oggi): «Gli uomini politici costituiscono una categoria di persone delle quali generalmente non ci si fida. Il loro bisogno di approvazione ha del prodigioso. Senza, non funzionano. Ecco perché sovente sembra che parlino dai due angoli della bocca contemporaneamente: da una parte dicono una cosa per far piacere al gruppo A, dall’altra un’altra cosa per ottenere l’approvazione del gruppo B.» (vedi: Le vostre zone erronee, 1976)

Qui però c’è di più: una mancanza di autonoma progettualità; ovverosia, chiedono il voto ed il consenso, ma rimandano ad altri la responsabilità di fare una politica adeguata. E la mancanza di una “causa” giustificatrice è mancanza di responsabilità. Del resto abbiamo già più volte scritto le nostre perplessità su questi politici, ma qui le ripeteremo a buona memoria di chi ci legge: c’è una galassia di associazioni e comitati che hanno raccolto le firme per due Petizioni che chiedono la modifica dello Statuto regionale con l’introduzione di reali strumenti di partecipazione democratica

https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ma a tutt’oggi i sedicenti federalisti non hanno dato alcuna risposta; nemmeno una interlocutoria.

A fine gennaio il primo firmatario delle due petizioni (Federico Bonollo) ci scriveva così:«ho parlato con la  segreteria del Consiglio regionale, le petizioni sono state inserite nel fascicolo insieme al Progetto di legge di modifica dello Statuto a metà dicembre, poi cosa ne faranno lo scopriremo alla prima riunione che sarà da metà febbraio in poi, non si sa. Non sono riusciti a dirmi se daranno risposta, se le leggeranno o meno perché decide il presidente della Commissione. Ci ho perso una mattina per avere queste informazioni, adesso proverò a spedire altre due cose attinenti, sperando di smuoverli ed avere risposta!»

Ça va sans dire, Antonio Guadagnini è segretario dell’Ufficio di Presidenza. Che fa il paio con la recente nomina al Corecom di Fabrizio Comencini )(***), storico segretario della Liga Veneta approdato a Indipendenza Noi Veneto con Zaia.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2016/6-febbraio-2016/dal-corecom-parchi-ed-esu-150-nomine-regione-24016919943.shtml

Come sostengono Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: “la Casta politica, una volta che sei dentro, ti permette quasi sempre di campare tutta la vita. Un po’ in Parlamento, un po’ nei consigli di amministrazione, un po’ ai vertici delle municipalizzate, un po’ nelle segreterie. Basta un po’ di elasticità”.

Citiamo Gino Bramieri (Vi racconto 400 barzellette, 1976. Ndr):

− A volte ho l’impressione che l’uomo politico moderno abbia preso come modello Cristoforo Colombo.
− Perché proprio Cristoforo Colombo?
− Perché non sapeva dove andava, non sapeva dov’era quando arrivò, e ha fatto tutto ciò con i soldi altrui.

Ecco, nemmeno con i soldi dei contribuenti, che si possono avere dalla Regione Veneto, hanno realizzato un progetto istituzionale su come loro gli pseudo indipendentisti prefigurerebbero l’ordinamento di Veneto indipendente. Forse perché in una tale nuova entità non sarebbe consentito ai “rappresentanti” di determinare i propri emolumenti e privilegi; né la determinazione delle tasse; tantomeno l’impossibilità per il popolo sovrano di rifiutare i Trattati internazionali, come sancisce l’articolo 75 della Costituzione. Se dovessero rimanere queste norme, perché avere l’indipendenza?

E, in fondo, perché dovrebbero farlo? Attualmente la quasi totalità di loro guadagnano molto di più di quanto era consentito nei mestieri e professioni dai quali provengono. A differenza di coloro che lavorano regolarmente non hanno responsabilità per il loro operato. Per questo non ci sembrano credibili quando dichiarano di volere l’indipendenza del Veneto. Dall’Italia sono ben compensati. Come non ricordare quel tànghero di Umberto Bossi chiamato dalla magistratura a giustificare le spese dei famigli fatte con i soldi del contributo pubblico ai partiti? Possiamo dimenticare la subornazione materializzata nei confronti dei militanti della LN che sono stati indotti a votare alla Regione Lombardia suo figlio più giovane, da lui stesso definito “il Trota” per le scarse o nulle qualità politiche? Noi, semplicemente, lasciamo ai lettori ogni risposta.

Avrà avuto ragione Harry Truman (?), 33° presidente degli USA, quando disse: «Da piccolo volevo fare o il suonatore di piano in un bordello, oppure il politico. Ed ora posso dirvi la verità: non c’è una gran differenza».

Note
*Gianfranco Miglio scrisse un libro sulle sue esperienze con la LN: «Io, Bossi e la Lega – Diario segreto dei miei quattro anni sul Carroccio» © 1994 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. – Milano. È possibile che molti militanti della LN non l’abbiano mai letto.

**Luca Zaia tra l’8 maggio 2008 e il 16 aprile 2010 ha ricoperto l’incarico di Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nel governo Berlusconi IV.

***Dal 1994 al 1998 fu eletto segretario della Lega Nord-Liga Veneta. Dal 1993 al 2000 fu vicepresidente della Regione  Veneto, mentre fu rieletto consigliere nel 1990 e nel 1995. Nell’ottobre 1998, per aver rivendicato “l’autonomia della Liga Veneta”, fu espulso dalla Lega Nord con 4 parlamentari e 7 consiglieri regionali veneti. Con un congresso straordinario della Liga Veneta fondò la Liga Veneta Repubblica.

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