Da sudditi a suddetti. Bernardelli e Rizzi: L’Italia fondata sui burocrati del Sud e su certi politici del Nord

di Roberto Bernardelli e Monica Rizzi 

teresa

Sem nasu par patì e patèm.  Teresa è la maschera di un  popolo, quello di Legnano, che  racconta la saga dei cortili, della povertà, della condivisione, dell’umiltà, del senso di comunità.  Siamo nati per patire e patiamo,  dice il monumento.  E’ la realtà di tutti i giorni, non possiamo immaginare di  risolvere tutto con la legge o sfuggendo ai nostri bisogni.  Serve il coraggio della  sopportazione e la resistenza al dolore.

Ma anche la sintesi politica per reagire alla dittatura dell’apparato che ci procura sofferenze insopportabili oltre che un martellamento quotidiano sui cosiddetti. Infatti, in 20 anni di nomine e avvicendamenti decisi dalla politica fatta anche da uomini figli del Nord, saggi con i “controcosi”, ci saremmo aspettati almeno che oltre a pensare a chi collocare nelle fondazioni bancarie, nelle fabbriche di aerei, in Rai a vita, negli enti e sottoenti, nei cda dei gettoni, qualcuno si fosse preoccupato di cambiare la mentalità dentro enti di previdenza e  sicurezza sul lavoro. Qualcosa si mosse, ma non abbastanza, evidentemente.

Mentre la Cgia di Mestre  certifica che al Sud prevale il lavoro nero in alcune regioni, e nessuno fa qualcosa per portare la legalità, evidentemente, nemmeno l’esercito, qualcuno ha già dimenticato quando nel 2013 l’Inps congelò sospese, i propri medici fiscali. La decisione non faceva una piega: non c’è più lavoro. Cosa li mandiamo a controllare, la disoccupazione? I falsi braccianti agricoli? I maestri che hanno la gastrite da invalidità permanente? Li mandiamo a Rosarno? No, chi la fa più poi la passata di pomodoro? Allora ci mandiamo gli ispettori? Neanche. Che decide le strategie ispettive sono state anche società esterne, di revisione dei conti.  Chi va più nella Locride a vedere se nelle stalle ci sono davvero animali per diventare braccianti e chiedere malattie, infortuni e altro?

Allora mandiamo l’Inps a controllare le maternità delle braccianti? Neanche più. La disoccupazione, agricola o non, la malattia professionale… sono una sfera del diritto inquadrabile nella categoria della vigilanza astratta.

Se non ci stupiamo davanti all’Inps in cui è confluito il debito Inpdap, e cioè il debito contributivo dello Stato, scaricato sui pensionati e lavoratori privati, possiamo stupirci di un importante istituto di vigilanza che in merito a delle denunce-querela degli ex operai di un noto brand di elettrodomestici rispondeva in modo originale. La missiva dei dipendenti era questa: “…Si vuole attirare inoltre l’attenzione della S.VC. sulla seguente circostanza: all’interno dello stabilimento in cui lavoravo vi erano numerose parti costruite con materiale e pannelli di amianto; ciò non solo ha provocato allo scrivente un danno alla salute, ma ha anche comportato il decesso di numerosi miei colleghi. Ogniqualvolta ho cercato di rappresentare il fatto ai miei datori di lavoro e al responsabile della 626/94, mi sono sentito dire che dovevo interessarmi dei fatti miei e che se ci tenevo al lavoro non dovevo più sollevare tale questione. Pertanto sapendo che l’amianto comporta gravissimi danni e la possibilità di decesso, anche a distanza di dieci anni dal contatto con quest’ultimo, chiedo che la Procura disponga ulteriori accertamenti…”.

Risposte? “L’Istituto non è titolare di funzioni di vigilanza… Ad ogni buon conto si assicura che delle suddette note si è preso atto e che le stesse saranno tenute nella dovuta considerazione per eventuali future attività di competenza”.

Sappiamo di essere diventati sudditi, ora prendiamo atto di essere diventati anche suddetti.

Forse solo una grave frattura sociale, può portare il popolo alla libertà, all’indipendenza come unica via di fuga. Le strade indicate da coltivare ci sono. E’ che a molti, a qualcuno, manca il coraggio. Sa di essere nato per patire e questa è la sola certezza che gli è rimasta.

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