CROLLATI I MODELLI POLITICI ITALICI, IL FUTURO E’ NEI COMUNI

di FABRIZIO DAL COL

La debacle dei partiti e delle coalizioni era nell’aria. A  confermarla mancava solo il responso aritmetico di questa tornata elettorale. Non ci sono più modelli da inventare, non c’è più niente da salvare, hanno preferito auto referenziarsi, piuttosto che ascoltare  le istanze che provenivano dai Comuni. Proprio dagli enti locali, che fino a ieri fungevano da fucina del consenso politico, sono arrivate in modo chiaro e netto le bocciature definitive. Le “mummie”, i “capibastone” e tutta quella “marmaglia” che fino a ieri, attraverso una  evidente cosmesi, aveva ancora il coraggio di “auto celebrarsi” come novità politica, oggi  pagano il conto e  sono costretti ad ammettere di non avere più i consensi politici che avevano fino a ieri.

Il Cittadino oggi vuole una politica più vicina a sè, vuole dei fatti certi e concreti, ma  soprattutto una istituzione in grado di rispondere ai sopra citati requisiti, e in questo momento l’unica istituzione possibile altro non può essere che il comune. Il Sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha avuto un consenso molto elevato e a mio modo di vedere il segreto del suo successo  è stato da una parte la capacità di intercettare e rispondere con i fatti alle richieste che provenivano dai suoi Cittadini, dall’altra, forse  la più determinate, il non aver accettato il ricatto e i diktat del suo partito. Da oggi i Sindaci avranno delle responsabilità politiche enormi, in quanto per rendere una buona amministrazione, sono inevitabilmente necessari nuovi fondi, ma anche nuovi sacrifici, che giocoforza ricadranno sulle spalle dei Cittadini. Tutto ciò è dovuto al fatto che i denari, pur se vincolati dai patti di stabilità, prima erano nelle disponibilità delle casse comunali, mentre ora, a causa dei tagli alle spese che non si sono voluti attuare e la minaccia oscura del fallimento del paese, sono stati prelevati e incamerati “manu militari” dallo Stato. Più che per necessità Statali, aver defraudato le risorse finanziarie comunali è parsa più una operazione politica, che da una parte è servita a mostrare una certa solidità finanziaria all’Europa, e dall’altra ad attuare il controllo sulla spesa degli enti locali. In sostanza, ma anche in pratica, con due sole mosse lo Stato,in barba alla costituzione e agli statuti comunali, laddove si riconoscono i Comuni  enti autonomi, ha  trasformato i Sindaci “pro domus sua” nel ruolo di veri e propri esattori.

Una nuova responsabilità, che forse si rivelerà una minaccia incombente, investirà molto presto i  Sindaci i quali, se vorranno mantenere fede agli impegni presi con i Cittadini, dovranno rinunciare alle avance e alle promesse di carriera politica, che presto le forze politiche avanzeranno loro per ricostruirsi  il consenso perduto. Non sarà facile, e mentre le comunità si stringono sempre più tra di loro, ergendosi a difesa del loro territorio e della loro Municipalità, oggi più che mai considerati gli unici veri baluardi rimasti alla contaminazione di quel “virus infettivo” che sono partiti italiani, i primi Cittadini saranno chiamati ad impegnarsi in una sana amministrazione e a non tradire le speranze alimentate.

Nei Comuni oggi non è più necessaria  la presenza dei partiti nazionali, non lo sono neppure i movimenti politici locali, perché saranno i comitati locali a costituirsi al loro posto, e le loro liste eleggeranno il Sindaco. Se le comunità cittadine, attraverso gli strumenti della partecipazione popolare, si renderanno  promotrici di istanze precise, volte alla tutela della loro autonomia impositiva e legislativa, i Sindaci avranno la possibilità e la legittimità popolare necessarie ad intraprendere di comune accordo un identico percorso, e  lo stesso potrà diventare lo strumento definitivo a ridisegnare una nuova forma di Stato. Personalmente sono dell’idea che solo un agente esterno, in questo caso i Comuni, possono abbattere un assetto interno, ovvero quello Stato centralista italiano, sempre più dedito a completare solo la sua opera di morte. Un fronte comune degli enti locali che nasca in ogni regione d’Italia è ciò che più teme oggi il regime politico Italiano (e la “rapina” attuata attraverso la tesoreria statale ne è testimonianza), questo perché si tramuterebbe facilmente nella più grande rivoluzione democratica del dopoguerra. Se vogliamo democraticamente conquistarci i consensi dei Cittadini, dovremo essere in grado di dimostrare loro di avere le capacità di costruire quel fronte comune capace di conseguire l’agognato obbiettivo indipendentista.

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5 Comments

  1. Proprio il ritorno al futuro, i comuni, ci salveranno.

    Via le regioni e le province, nate con lo stato di per se gia’ fallito, e teniamoci i comuni che si sono sviluppati piu’ o merno ma che rappresentano il sociale.

    E visto che non esistono piu’ confini, VIA LO STATO..!

    Amen

    Ah, serve farla lunga..??

  2. Fabrizio su Tosi stai sparando cazzate e non conosci minimamente il profilo di questo personaggio ricattato se mai dal sistema italiano e non da Bossi che l’aveva commissariato.Tutti conoscono la storia del tappeto rosso a Napolitano,che ti racconterò a voce,ma che dovresti conoscere perchè la sanno tutti,specie i giornalisti.La lega a Verona è calata nel 2007 del 2% e nel 2012 ancora del 2%.La lista Tosi dei poteri forti è al 37% esattamente 4 volte i voti leghisti.Sono perfettamente d’accordo con te sul ruolo dei sindaci, e delle municipalità che,che come ha ben capito, Grillo devono essere il cuore pulsante della nazione.
    Hai detto cose giuste usando esempi sbagliati.

    • Non mi appassionano le teorie complottiste contro la Lega. A prescindere dai colori, noto che in tanti Comuni dove i Sindaci amministrano bene, vengono rieletti. Sarà perchè amministrare bene è sbagliato ?

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