Crisi, ogni 3 giorni un suicidio. Il triste primato va al Nord-Est

di NICOLA FERRIGNI*

Nei primi tre mesi dell’anno 32 i suicidi, circa il 40% in più rispetto al 1° trimestre del 2012. Continua l’analisi di Link Lab, il Laboratorio di ricerca socio-economica dell’Università degli Studi “Link Campus University”, sul tragico fenomeno dei suicidi legati alla crisi economica. Lo studio riprende il lavoro di ricerca avviato nel 2012, anno in cui 89 persone si sono tolte la vita perché oppresse dalla insostenibile situazione economica.

L’Osservatorio di Link Lab diffonde i nuovi dati: nei primi tre mesi del 2013 sono state 32 le persone che sull’orlo del fallimento e schiacciate dai debiti hanno deciso di togliersi la vita. «I dati relativi al 1° trimestre del 2013 – dichiara Nicola Ferrigni, docente di Sociologia della Link Campus University e direttore di Link Lab – delineano uno scenario davvero allarmante e i casi di cronaca delle ultimissime ore non lasciano ben sperare per il prossimo futuro, pervaso da un senso di incertezza e di instabilità lavorativa ed economica. Basti pensare che rispetto al 1° trimestre dello scorso anno i casi di suicidi per motivi economici sono aumentati di circa il 40%. Solo a marzo – continua Ferrignisi sono registrati 16 casi, una media di uno ogni 2 giorni. Quello che da un punto di vista sociale desta preoccupazione è che il fenomeno è sempre più legato alla disoccupazione e alla stretta creditizia in cui versano famiglie e imprenditori».

Solo a marzo un suicidio ogni 2 giorni. Se nel primo trimestre del 2012 il maggior numero di suicidi si registra nel mese di gennaio in cui si contano 12 persone che hanno deciso di togliersi la vita per problemi economici, nei primi tre mesi del 2013 è invece marzo il mese che registra il numero più elevato con ben 16 casi di suicidio, contro i 13 registrati a febbraio e i 3 del mese di gennaio.

Si abbassa l’età media delle vittime di suicidio. «Un dato davvero allarmante – dichiara il prof. Ferrigni – quello relativo all’età media delle vittime di suicidio che continua ad abbassarsi rispetto allo scorso anno».  La fascia d’età maggiormente interessata resta quella che va dai 45 ai 54 anni con un’incidenza del 34,4% nel 1° trimestre del 2013; a seguire, la fascia 35-44 anni (31,2%). Tale dato si differenzia da quanto registrato nei primi tre mesi del 2012, quando il numero più elevato di suicidi si registrava, dopo i 45-54enni, nella fascia d’età compresa tra i 55 e i 64 anni.

Modalità prevalente: impiccagione. L’analisi dei dati relativi al primo trimestre del 2013 ha evidenziato come tra le modalità scelte dai suicidi prevalga l’impiccagione: sono 13 infatti gli episodi segnalati. Sono 4 invece i casi registrati tra coloro che hanno utilizzato un’arma da fuoco e tra quanti sono precipitati nel vuoto. Infine, sono 2 i casi in cui il suicida ha deciso di gettarsi sotto un treno.

Gli imprenditori tra stretta creditizia e protesti: 14 i casi dall’inizio dell’anno. Il 1° trimestre del 2012 ha visto molti imprenditori che, sommersi dai debiti ed esasperati per l’andamento negativo dell’economia della propria azienda hanno deciso di togliersi la vita. Nei primi tre mesi dell’anno già 14 i casi registrati.

Tra i disoccupati triplicato il numero dei suicidi. Allarmante inoltre il dato relativo ai disoccupati che decidono di togliersi la vita perché stretti nella morsa della crisi. Il numero infatti è quasi triplicato: 6 i casi del 1° trimestre del 2012 a fronte dei 16 dei primi tre mesi dell’anno in corso.

Le motivazioni del tragico gesto. Nel 2013 le gravi difficoltà economiche e finanziarie insieme alla perdita del posto di lavoro appaiono le motivazioni prevalenti tra quanti hanno deciso di togliersi la vita; sono 15 infatti i casi di suicidio tra quanti non hanno saputo fronteggiare la precaria situazione economica personale, della famiglia, della propria azienda o attività commerciale. Lo stesso numero di casi (15) si registra tra coloro che hanno perso il proprio lavoro, in netto aumento rispetto allo scorso anno, quando si sono registrati 6 casi di suicidio per perdita del posto di lavoro.

Permane il triste primato nel Nord-Est con il Veneto in testa. L’area geografica maggiormente colpita dal fenomeno è ancora il Nord con 29 suicidi, contro gli 11 del primo trimestre dello scorso anno. Di questi 12 si registrano nel solo Nord-Est nel primo trimestre del 2013. In questa triste classifica seguono il Nord-Ovest con 7 episodi di suicidio, il Sud con 6, il Centro con 5 e le Isole con 2. L’analisi del dettaglio per regione, inoltre, mette in evidenza il triste primato del Veneto con 8 suicidi nei primi tre mesi del 2013.

In aumento anche i tentati suicidi, al Sud il numero più alto. Sono invece 11 i tentativi di suicidio registrati tra i mesi di gennaio e marzo del 2013. Sempre nel mese di marzo (8) il numero più elevato. Se nel primo trimestre del 2012 il Nord-Est contava anche il maggior numero dei tentativi di suicidio, nel 2013 il numero più elevato si registra al Sud. Sono 4 infatti le persone che hanno cercato di togliersi la vita contro i 2 episodi registrati nel Nord-Est, al Centro e nelle Isole e un unico caso nel Nord-Ovest.

*Direttore Link Lab – Università “Link Campus University”

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