Crisi, in Spagna 8 su 10 son diventati “bamboccioni”

di REDAZIONE

Aumenta il numero dei ‘bamboccioni’ in Spagna, a causa della prolungata recessione e del tasso record di disoccupazione, superiore al 26% e che tocca il 55% fra i giovani, per cui si ritarda sempre più la loro emancipazione dalle famiglie. Ben 8 spagnoli su 10 con meno di 30 anni(72,9%) sono ‘condannati’ a vivere con i propri genitori, secondo il rapporto diffuso dall’Osservatorio sull’emancipazione del Consiglio della Gioventù di Spagna (Cje, statale). Dallo studio si evince che non è solo la mancanza di un’occupazione a rendere un’utopia l’abbandono del nido. Anche per i fortunati che un lavoro ce l’hanno, gli attuali livelli di retribuzione sono così bassi da rendere inaccessibile l’acquisto di una casa, e anche l’affitto, in molti casi. ”Un giovane dovrebbe guadagnare un 80% in più del suo salario attuale per accedere all’acquisto di un alloggio, considerato che solo il 30% della retribuzione dovrebbe essere destinata a questo scopo”, assicurano il sociologo Joffre Lopez e la responsabile della Commissione socioeconomica del Cje, Sheyla Suarez, autori della ricerca. Con gli attuali salari medi, una persona fra i 30 e i 34 anni potrebbe permettersi tutt’al più un affitto medio nelle sole comunità di Estremadura e di Castilla-La Mancha, considerati i prezzi del mercato immobiliare. E questo, nonostante l’imponente parco di alloggi sfitti o invenduti, stimato in oltre 800.000 case, retaggio della bolla speculativa immobiliare, che ancora non trova una domanda. Quello che si produce, secondo l’Osservatorio, è ”un’espulsione quasi sistematica dei giovani dal mercato della casa”.

”Attualmente – spiegano Lopez e Suarez – invece del rischio di sovra-indebitamento, il principale scoglio per i giovani è comprare o affittare una casa, a causa della estrema fragilità economica delle loro finanze e della grande forbice esistente fra la loro capacità acquisitiva e i prezzi del mercato”. I problemi di accesso a un alloggio sono direttamente collegati all”’allarmante tasso di disoccupazione giovanile, fino al 55” e alla situazione di precarietà dei giovani lavoratori, assicurano gli autori dello studio. Una precarietà dalla quale difficilmente usciranno, dal momento che oltre la metà dei minori di trent’anni sono troppo qualificati per i posti di lavoro che coprono. In particolare, il 53,9% dei salariati fra i 16 e i 29 anni, che hanno terminato gli studi; una percentuale che aumenta al 56,1% fra i giovani di età compresa fra i 30 e i 34 anni. La generazione ‘ni-ni’, di coloro che non studiano né cercano lavoro, secondo l’Osservatorio ”non raggiunge il 3%”.

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