CRISI: SE FOSSE TUTTA COLPA DELLA DEMOCRAZIA?

di REDAZIONE

Leggendo Democrazia, il dio che ha fallito(Democracy the god that failed) di Hans-Hermann Hoppe non ho potuto fare a meno di prendere appunti tanti sono gli spunti di discussione presenti in quest’opera affascinante. Hoppe utilizza argomenti logici e ci sbatte in faccia la cruda verità, scomoda, controintuitiva e sconcertante. La tesi di Hoppe è che la democrazia non è il miglior metodo di organizzazione sociale e che tra la monarchia assoluta – anch’essa imperfetta – e la democrazia sia preferibile la prima. Si tratta di una storia di parassitismo in ambedue i casi ma nel primo il parassita è uno o pochi componenti della sua famiglia e l’abuso di potere è sensibilmente minore rispetto a quello che succede in democrazia perché:

“Il proprietario di un governo privato cercherà inevitabilmente di massimizzare la sua ricchezza totale; per esempio il valore attuale della sua proprietà e dei suoi profitti attuali. […] là dove niente è stato prima prodotto, niente può essere espropriato; e dove tutto è espropriato, tutta la futura produzione arriverà alla sua fine. Come risultato di questo il proprietario di un governo privato eviterà di sfruttare i suoi sudditi così pesantemente, per esempio riducendo i suoi potenziali guadagni futuri a tal punto che il suo attuale valore della sua proprietà possa davvero crollare. Invece, per poter preservare o possibilmente aumentare il valore della sua proprietà personale si tratterrà sistematicamente da politiche di sfruttamento. Perché più basso è lo sfruttamento più produttiva sarà la popolazione di sudditi e più produttiva la popolazione più alto sarà il valore del monopolio di espropriazione del padrone. Utilizzerà il suo privilegio monopolistico, ovviamente. Lui sfrutterà. Ma come il proprietario del governo privato è nel suo interesse prelevare parassiticamente sulla crescente produttività della prosperosa economia non governativa perché questo aumenterà senza alcuna fatica la sua ricchezza e prosperità. […]

In contrasto, un custode provvisorio di un governo pubblico cercherà di massimizzare non la ricchezza totale del governo ma il profitto attuale. Infatti anche se il custode vorrebbe in maniera diversa non potrebbe. Invece di mantenere la proprietà del governo, come un proprietario privato farebbe, un custode provvisorio del governo userà velocemente più risorse del governo che può, perché per ciò che non consuma adesso, non riuscirà mai a consumare in futuro. […] Per un custode, al contrario di un proprietario privato, la moderazione ha solo svantaggi e nessun vantaggio.”

Trattasi quindi di due parassiti, non c’è dubbio, ma il proprietario di un regnoha tutto l’interesse affinché la ricchezza delle sue terre e di chi produce ricchezza in quelle terre rimanga e possa essere passato ai propri figli. Chi invece riceve un “regno” pubblico per un mandato provvisorio farà di tutto per spendere il più possibile perché se non spende ORA non potrà più farlo dopo il suo mandato.

Basterebbe guardare come si comportano gli umani ai buffet gratuiti: i presidenti democratici vivono in un continuo buffet come ha dimostrato la differenza tra Giorgio Napolitano e la Regina d’Inghilterra.

“La combinazione di questi fattori correlati – proprietà pubblica del governo più il fatto che chiunque possa farne parte- altera significativamente la condotta del governo sia per gli affari interni che esterni. Internamente, il governo tende ad esibire un’aumentata tendenza a produrre debito. Invece un re non si oppone per niente al debito, ma è comunque costretto dal fatto che è il proprietario del governo privato, lui e i suoi eredi sono considerati personalmente responsabili per il pagamento di tutti i debiti del governo (può andare letteralmente in bancarotta o essere costretto dai creditori a liquidare gli assets del governo). Al contrario, il presidente provvisorio di un governo non è considerato responsabile per i debiti accumulati durante il suo mandato. Invece i suoi debiti sono considerati pubblici, e possono essere ripagati da futuri governi (anche questi considerati non responsabili). Se nessuno è considerato responsabile di un debito, allora, il debito aumenterà e le spese del governo attuale espanderanno a scapito delle spese del governo futuro. Per poter ripagare il crescente debito pubblico il livello delle future tasse (o dell’inflazione) imposta sui cittadini dovrà aumentare.”

La democrazia moderna è sicuramente una delle più recenti forme di governo inventate dall’uomo e non sappiamo come si comporti nel lungo termine.  Forse la crisi che stiamo sperimentando è il risultato di un ciclo naturale di questo sistema. Si arriva ad un punto tale che i presidenti eletti democraticamente finiscono tutto il cibo del buffet e non si può fare altro che chiudere il ristorante.

Insomma quello che Hoppe e la logica ci dicono è che forse il debito pubblico è una caratteristica squisitamente intrinseca della democrazia e che quest’ultima è destinata a fallire o a trasformarsi in qualcos’altro. Insomma forse non c’è via di scampo, la democrazia – parafrasando il titolo di Hoppe – è un dio che uccide se stesso.

Tratto da: http://libertarianation.org

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