CRISI ALIMENTARE, QUALCOSA SI MUOVE, MA NON NEI PARTITI

di Gigi Cabrino – Da alcune settimane Grande Nord, di fronte alla crisi alimentare che si va delineando in Europa e che già è forte nel sud del mondo, ha lanciato la proposta di un reddito alimentare.
La politica è impegnata nella gara a chi la inventa più ad effetto e gli interessi sono altrove, non c’è da aspettarsi da parte del centrodestra -centrosinistra un’attenzione in questo senso, ma fortunatamente il tema e ben chiaro per le gli agricoltori, molto più connessi alla realtà degli attori del teatrino.Il presidente di Confagricoltura Giansanti è intervenuto al meeting di Rimini proprio sugli scenari di crisi alimentare.
“L’agricoltura è strategica non solo per i singoli Paesi, ma per il mondo intero – ha detto Giansanti –. I cittadini stanno pagando un prezzo elevato degli alimenti e allo stesso tempo parte della popolazione mondiale non ha accesso al cibo. Nei mesi scorsi, il price food index della FAO ha toccato il picco di 160 mai raggiunto prima, né durante la pandemia (98) e neanche durante la crisi finanziaria globale del 2008 (117)”.

Occorrono “investimenti infrastrutturali, condivisione delle conoscenze e sviluppo delle aree rurali. Per questo serve una strategia globale di politica agricola, ma anche della nutrizione, dell’alimentazione e dell’energia. Nel mondo 870 milioni di persone soffrono la fame ma aumenta il numero delle persone sovrappeso nei Paesi sviluppati (1,7 miliardi) e lo spreco alimentare, pari a 74 chili di cibo pro-capite”.
“È arrivato il momento delle scelte e il prossimo governo – ha concluso Giansanti – dovrà realizzare gli obiettivi strategici del Paese. Avremo un ottobre molto difficile: l’instabilità dei mercati continuerà a spingere la crescita dei prezzi, e dunque le famiglie, a rivedere la loro politica di acquisto dei generi alimentari. Già oggi un sondaggio di Agronetwork e Format Research descrive così la propensione agli acquisti: 13% non sa se cambierà; il 27% sceglierà giorno per giorno; il 28% spenderà la stessa cifra ma con minor potere d’acquisto; il restante 31% sa che spenderà di più. Non c’è più tempo da perdere”.
Grande Nord ha indicato il rischio crescente di crisi alimentare e ha proposto uno strumento di contrasto e aiuto alle famiglie; come prevedibile la risposta non è arrivata dai partiti impegnati in campagna elettorale ma dagli agricoltori, gente sicuramente più seria e concreta.

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