Crisanti a 360° gradi. Oms? Un baraccone. Asintomatici? Il vero pericolo. Lombardia? Fallimentare

 

Avete sentito come parla Andrea Crisanti? Lo scienziato dei tamponi, tra i protagonisti del successo veneto, l’altro giorno ha parlato a Radio24 senza peli sulla lingua.

Vediamo i punti più salienti della sua lunga chiacchierata.

“Gli asintomatici sono pericolosi, in tutte le malattie infettive svolgono un ruolo cruciale nella biologia degli agenti patogeni per trasmettersi”, ha detto  Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare e virologia all’Università di Padova a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. “Una persona che sta male sta a letto, gli agenti patogeni sfruttano il nostro comportamento per trasmettersi sono quindi selezionati positivamente quelli che hanno fase asintomatica, è una questione di genetica e selezione naturale”.

Poi ha affrontato la questione non poco spinosa dell’Oms. Cosa ne pensa? Questo!

“Oms dice che asintomatici non sono un problema per assolversi da tutti errori fatti prima. Oms è un baraccone che va smontato e rifatto da capo. E’ finanziato da industrie private e da pochi Stati. Dovrebbe invece fare interessi di tutta comunità mondiale. Abbiamo bisogno di una organizzazione diversa e indipendente. Trump ha fatto un errore a ritirare finanziamenti perché l’ha resa così più vulnerabile a influenze esterne, invece Oms deve essere finanziata da Stati membri senza interferenze esterne”.

Poi il professore non si è tirato indietro su Pechino.

“E’ chiaro che i cinesi ci hanno somministrato solo la parte finale della curva, manca la parte esponenziale. La Cina ha mentito su inizio pandemia, sul numero dei casi, sulla mortalità e sugli asintomatici. Una totale mancanza di trasparenza”.

Ma il colpo di grazia lo riserva alla Lombardia.

“La Lombardia è arrivata impreparata a questa epidemia e ha pensato che fosse un’influenza ma ha sbagliato l’impostazione perché l’epidemia si combatte sul territorio non con i ricoveri come influenza stagionale. La scelta si rivelata fallimentare perché nessuno era preparato e non c’era cultura epidemiologica. C’è stata un po’ di presupponenza anche da parte nostra pensando di essere più bravi dei cinesi”.

 

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