Covid: vaccino, tra fake cellule feti e mercurio

 

Cellule prelevate da feti abortiti e contaminazione da mercurio: anche i vaccini contro la pandemia di Covid-19 entrano nel mirino delle polemiche e delle fake news. I vescovi inglesi, per esempio, si sentono in dovere di rassicurare i fedeli che non si commette un peccato a vaccinarsi, sebbene il vaccino sia ottenuto utilizzando le cellule di un feto abortito. Ma la realta’ e’ molto diversa perche’ ormai molti dei vaccini di nuova generazione, nonche’ farmaci innovativi come gli anticorpi monoclonali e tante terapie anticancro utilizzano linee di cellule modificate in modo da essere ‘immortali’ e percio’ sempre disponibili in ogni laboratorio di ricerca. Le piu’ celebri di queste cellule appartengono a Henrietta Lacks, una donna americana morta per un tumore nel 1951, si chiamano HeLa e sono un riferimento mondiale nella ricerca sui tumori. La linea cellulare utilizzata nella ricerca su molti dei vaccini anti Covid-19 in dirittura d’arrivo si chiama HeK 293 (Human embrionic Kindney 293) ed e’ stata ottenuta negli anni ’70 a partire dalle cellule di un feto abortito.

Queste linee cellulari, indispensabili alla ricerca sono utilizzate nella ricerca sui vaccini di nuova generazione, basati sul materiale genetico del virus, come quelli di Oxford e AstraZeneca, della Johnson & Johnson e dell’italiana ReiThera. Sono vaccini che si basano su un adenovirus reso inoffensivo perche’ privato del gene che gli permette di replicarsi. “Quel gene e’ stato trasferito nella linea cellulare Hek 293 e si e’ integrato nelle cellule, rendendole immortali”, spiega Luigi Aurisicchio, amministratore delegato e direttore scientifico dell’azienda biotech Takis, che pure sta lavorando a un vaccino anti Covid-19.

“Nella ricerca sul vaccino – aggiunge – il nuovo coronavirus viene amplificato su queste cellule e poi viene purificato: alla fine nel vaccino non c’e’ alcun residuo delle cellule”. Ci sono poi alcune varianti, come la possibilita’ di utilizzare un’altra linea cellulare chiamata Perc-6, derivata da cellule della retina ottenute da un feto abortito. “Si usano le cellule embrionali – osserva Aurisicchio – perche’ si amplificano piu’ facilmente di un organismo adulto. La possibilita’ di utilizzarle ha rivoluzionato la medicina, fornendo farmaci biologici, anticorpi virus utilizzati come navetta per consegnare nelle cellule geni sani e correggere in questo modo difetti genetici”.

Accanto a questi metodi di nuova generazione, ci sono candidati vaccini anti Covid che continuano a seguire vie piu’ tradizionali. Per esempio, alcuni vaccini cinesi sono basati sul virus stesso amplificato su cellule di scimmia che esprimono il recettore, ossia la serratura molecolare alla quale si lega il virus per invadere la cellula; quindi il virus viene inattivato utilizzando agenti chimici che ne bloccano la capacita’ di infettare. “I primi vaccini degli anni ’60 erano ottenuti con questa tecnica, primo fra tutti quello antipolio”, osserva il ricercatore. Altre tecnologie ancora si basano sulle proteine che sono sulla superficie del virus, come la Spike, l’arpione molecolare che il virus SarsCoV2 usa per agganciare le cellule. La proteina viene fatta produrre a cellule di ovaio di criceto Cho ((Chinese hamster ovary), anche queste molto utilizzate nella ricerca sugli anticorpi monoclonali e farmaci anticancro. Le proteine cosi’ ottenute vengono purificate con adiuvanti, come alluminio e saponina per facilitare l’induzione della risposta immunitaria.

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