Costo del lavoro più alto 15% della media europea. Chi si mangia la torta?

In Italia 207 euro a carico delle aziende per 100 euro di retribuzione netta contro i 160 euro della Spagna e i 179 euro medi pagati nei paesi dell’Eurozona dai datori di lavoro. L’economia italiana arretra: nel 2000 era il nostro pil rappresentava il 19% dell’area euro, nel 2020 la quota è scesa sotto il 15%. Il vicepresidente Spadafora di Unimpresa durante l’incontro col governo: «Il costo del lavoro eccessivamente oneroso nel nostro Paese non favorisce la creazione di nuova occupazione». Chiesti chiarimenti sul Pnrr: mancano informazioni su tempi, modalità e costi

Costo del lavoro in Italia superiore del 15,6% rispetto alla media dell’Eurozona. Nel nostro Paese, rispetto a una retribuzione netta di 100 euro, sulle aziende pesano, complessivamente, 207 euro, cifra più alta di 38 euro rispetto alla media dell’area euro, che si ferma a 179 euro. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa – illustrata oggi dal vicepresidente, Giuseppe Spadafora, nel corso dell’incontro col governo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza – secondo la quale in Spagna il costo del lavoro è tra i più contenuti con 160 euro complessivi per 100 euro di paga netta. «Il cuneo fiscale eccessivamente oneroso nel nostro Paese è penalizzante e non favorisce, specie mentre siamo alle prese con gli effetti del Covid, la creazione di nuova occupazione» ha detto Spadafora nel corso della riunione. Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, «in Italia per ogni 100 euro netti di retribuzione, se ne pagano 32 di tasse e 75 di contributi previdenziali, dei quali 61 a carico del datore di lavoro e 14 a carico del lavoratore, per un totale di 207 euro. la media dell’eurozona è pari a 179 euro: per ogni 100 euro netti di retribuzione, se ne pagano 24 di tasse e 55 di contributi previdenziali, dei quali 38 a carico del datore di lavoro e 17 a carico del lavoratore. La Spagna si ferma a quota 160 euro complessivi: per ogni 100 euro netti di retribuzione, se ne pagano 19 di tasse e 41 di contributi previdenziali, dei quali 33 a carico del datore di lavoro e 8 a carico del lavoratore. Uno spread, quello relativo al cuneo fiscale, che rende l’Italia una delle economie più fragili. Pesa l’altissimo debito pubblico e quella italiana è l’economia che, nell’ultimo decennio, è cresciuta pochissimo nel confronto internazionale: nel 2000 il nostro Pil valeva quasi il 19% del totale area euro, oggi siamo scesi sotto il 15%.

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