VIVA LA CORRUZIONE, ALLORA VIVA L’ITALIA

di TONTOLO

Tullio De Mauro alcuni anni fa condusse una ricerca che rivelò l’abissale, spaventosa, vergognosa ignoranza degli italiani, che rendono l’Italia un paese sub-acculturato, il peggiore del mondo cosiddetto occidentale. Di Pietro è figlio legittimo della scuola pubblica nostrana. Scoprì che il 71% dei cittadini è semianalfabeta di ritorno, non è in grado di leggere e scrivere nulla di minimamente impegnativo, non comprende concetti appena articolati e complessi, non è in grado di esprimersi e pensare per astrazione. In certe zone vien da rimpiangere gli Asburgo…

A ciò, si aggiunga che la corruzione è una conseguenza dell’ignoranza, sia come causa primaria che come effetto collaterale è interconnessa e correlata. L’ignorante che riceve i gradi da caporale (come ben descritto dal mitico Totò) e potrà esercitare un micropotere si rivarrà sul prossimo per dimostrare che lui vale e merita di più, convinto come è che non occorre essere istruiti per avere successo nella vita (Il leghismo bossian-belsitiano ne è l’esemplificazione) , ed appena avrà occasione di arricchirsi facilmente e illegalmente lo farà. La corruzione è solo un mezzo, non si farà scrupoli, perché “tiene famiglia”, anche a Gemonio.

Da qui, la notizia vera: “La corruzione come scorciatoia per il successo: per un terzo degli italiani è lecita. Risultati choc per la quarta indagine ‘Social Inequality’ condotta dall’istituto di ricerca sociale dell’università Avogadro”. L’altra sera, guardando Iceberg sulla tv del bar della Teresa, ho sentito un deputato del Pdl, tale Rosso, dire quanto segue: “Il miracolo italiano è frutto di politici come Donat Cattin, che rubavano, sì, prendevano tangenti, ma grazie a loro questo paese s’è arricchito”.

Alzi la mano chi ancora nutre speranze nell’unità d’Italia…

 

 

 

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