Corruzione: da sola l’Italia rappresenta la metà dell’intera UE

di REDAZIONE

Il totale dei costi diretti della corruzione in Italia ammonta a 60 miliardi di euro ogni anno, pari al 4% del Pil italiano. È quanto si sottolinea nel primo rapporto Anti-corruzione della Commissione europea, che cita i dati della Corte dei conti. I danni provocati dalla corruzione in Italia sono pari alla metà del totale europeo, indicato dalla Commissione in 120 miliardi di euro l’anno.

Il 97% degli italiani ritiene che la corruzione sia un fenomeno dilagante in Italia (contro una media Ue del 76%) ed il 42% afferma di subire personalmente la corruzione nel quotidiano (contro una media Ue del 26%). Per l’88% degli italiani corruzione e raccomandazioni sono spesso il modo più semplice per accedere a determinati servizi pubblici (contro una media UE del 73%). Emerge dai due sondaggi di Eurobarometro sulla corruzione, pubblicati oggi dalla Commissione Ue. Secondo quanto segnala lo studio, la mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche è molto diffusa: le figure pubbliche verso le quali vi è maggior sfiducia sono i partiti politici, i personaggi politici ed i funzionari responsabili dell’aggiudicazione degli appalti pubblici e del rilascio delle licenze edilizie.

Quanto alle esperienze dirette in casi di corruzione, il sondaggio mostra per l‘Italia risultati migliori rispetto alla media dell’Ue: solo il 2% afferma infatti di essere stato oggetto di richieste o di aspettative di tangenti nell’ultimo anno (contro una media europea del 4%). Il 92% delle imprese italiane ritiene che favoritismi e corruzione impediscano la concorrenza commerciale (contro una media Ue del 73%), il 90% pensa che la corruzione e le raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a determinati servizi pubblici (contro una media Ue del 69%), mentre per il 64% le conoscenze politiche sono l’unico modo per riuscire negli affari (contro una media Ue del 47%). Secondo il Global Competitiveness Report 2013-2014, la distrazione di fondi pubblici dovuta alla corruzione, il favoritismo dei pubblici ufficiali e la progressiva perdita di credibilità etica della classe politica agli occhi dei cittadini sono le note più dolenti della governance in Italia. Per gli italiani la corruzione è un fenomeno diffuso negli appalti pubblici gestiti dalle autorità nazionali (70% contro il 56% della media Ue) e negli appalti gestiti dagli enti locali (69% contro il 60% della media Ue). Nello specifico gli intervistati italiani ritengono le seguenti pratiche particolarmente diffuse nelle gare d’appalto pubbliche: capitolati su misura per favorire determinate imprese (52%); abuso delle procedure negoziate (50%); conflitto di interesse nella valutazione delle offerte (54%); offerte concordate (45%); criteri di selezione o di valutazione poco chiari (55%); partecipazione degli offerenti nella stesura del capitolato (52%); abuso della motivazione d’urgenza per evitare gare competitive (53%); modifica dei termini contrattuali dopo la stipula del contratto (38%).

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