Corruzione, chissà perché manca una legislazione sulle lobby

“L’Italia ha fatto importanti passi in avanti nella lotta alla Corruzione . Lo dico con orgoglio, ma anche con responsabilità, perché questo ci impegna a intensificare il cammino. Non possiamo dirci pienamente appagati. La lotta alla Corruzione richiede l’impegno costante del Paese, la dedizione quotidiana di governo, Parlamento, istituzioni e società civile”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione Giuseppe Busia, alla presentazione dell’indice della percezione della corruzione 2022 di Transparency International.

“La lotta alla Corruzione non solo rafforza le istituzioni e crea fiducia nei cittadini, ma conviene al Paese, all’economia, al benessere collettivo. E’ la base per lo sviluppo dell’Italia e anche per poter rafforzare il proprio ruolo nel mondo, e attirare investimenti”.

Il presidente Busia, nel suo intervento, ha sottolineato soprattutto due aspetti: la necessità di una Piattaforma unica della Trasparenza e una normativa sulle lobby, richiamando governo e Parlamento a intervenire al riguardo.

“Anac sta portando avanti la realizzazione di una piattaforma unica della Trasparenza, ma chiediamo un supporto normativo da parte del governo”, ha dichiarato il presidente di Anac.

“Occorre semplificare e rendere più efficaci le misure della trasparenza. Questo è possibile farlo rendere visibili e confrontabili in un unico punto le pubblicazioni delle amministrazioni frammentate nei vari siti, mettendo a disposizione un unico portale della Trasparenza all’interno del quale ogni amministrazione carica i propri dati di competenza, e questi diventano confrontabili e facilmente verificabili ”.

“Chiediamo, inoltre, a governo e Parlamento una legislazione sulle lobby – ha proseguito – Non va criminalizzata l’attività delle lobby, può essere anche utile al legislatore che non è onnisciente. E’ però necessario rendere trasparente tale attività; non tanto attraverso una minuziosa resacontazione degli incontri, che è facilmente eludibile, e comporta spreco di energie inutilmente. Quello che serve sono limiti stringenti e trasparenza assoluta su benefici diretti e indiretti, anche non finanziari, del lobbista e del rappresentante politico. Vanno colpiti i conflitti d’interesse che si creano, e sanzionano le violazioni anche degli obblighi dichiarativi”.

 

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