Coronavirus? Erdogan? L’Europa non c’è

di Mario di Maio – La tanto decantata indispensabilità in Europa di un organismo globalizzatore atto a comporre controversie e contrasti fra gli Stati dell’Unione relativamente a problemi comuni non facilmente risolvibili singolarmente, in questi giorni sta dimostrandone qualcosa di molto vicino all’esatto contrario.
Dobbiamo augurarci che questa situazione si chiarisca in un futuro molto prossimo, perché non c’è solo da contenere e sconfiggere urgentemente il dilagare del coronavirus; altrettanto urgente è reimpostare le relazioni con l’ “amico” Erdogan che da solo è in grado di condizionare pesantemente la situazione dei confini mediterranei dell’Europa, annoverando siriani e libici in accordo o disaccordo anche con Egiziani e Russi. E purtroppo anche l’eterna contesa relativa all’estrazione del petrolio di quelle zone si aggiunge a peggiorare il quadro politico internazionale.
In un simile contesto, tanto l’U.E. che gli Stati membri possono commettere errori rilevanti che vanno segnalati da chi ne è in grado, a patto però di segnalare possibili e ragionevoli rimedi.
Non è più tempo di accuse e controaccuse, o di opinioni “interessanti” ma slegate da soluzioni a carattere immediato.
Non possiamo permetterci ancora di diffondere ulteriormente il virus del protagonismo litigioso.

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