Coronavirus è la fine della democrazia dei creduloni? Gallinari (Epistocratici) scrive al Foglio e il direttore Cerasa risponde

Al direttore – Sono un ventisettenne consigliere comunale di minoranza del paese di San Fiorano, uno dei dieci all’interno della cosiddetta “zona rossa”, attualmente sottoposto alle misure di quarantena in seguito ai primi focolai di Covid-19. Mi ritrovo a osservare il mio piccolo paese immerso in un’atmosfera surreale, dove le paure delle persone non sono alimentate solo dalla situazione d’epidemia, ma anche dalle pesanti misure restrittive a cui gli abitanti sono soggetti. Da qua, si ha l’impressione che questo strano lazzaretto sia stato messo in piedi solo per offrire un’apparente sicurezza agli esterni, a partire dal fatto che i casi accertati al di fuori del confine di San Fiorano sono maggiori rispetto a quelli dell’interno. Stiamo toccando, oggi più di ieri, l’incompetenza della classe politica. I nostri governanti, assecondando i capricci propagandistici di un certo capo della minoranza votati a denunciare “l’inerzia” e la “pigrizia” dello stato, stanno adottando misure estreme e diffondendo allarmismi ingiustificati. Di fatto, basta confrontare i dati (per esempio quelli forniti recentemente dallo studio del Ccdc e facilmente reperibili) per rendersi conto che questo virus con cui abbiamo a che fare ha un bassissimo tasso di mortalità e che riguarda soprattutto persone anziane con quadri clinici già fortemente compromessi. Risulta evidente da queste circostanze che sia necessaria una certa attenzione, tanto alla competenza di chi agisce tanto a quella di chi ascolta. Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di fondare l’associazione Epistocrazia, di cui io sono presidente, le cui idee, oggi più che mai, assumono una particolare rilevanza politica e sociale. Sto parlando di un concetto politico e di governo, l’Epistocrazia, che affonda le sue radici nel passato, da Platone a Stuart Mill per giungere a Brennan. Alla base di questa idea si pone il grande problema della crescente disinformazione dell’elettorato e, conseguentemente, dell’incompetenza della classe politica. Poiché il voto di un elettore male informato produce necessariamente un eletto inadeguato. E ne abbiamo avuto più di una volta le prove, non solo in questa infelice circostanza, ma anche nel più recente passato. L’obiezione epistocratica alla democrazia vuole, attraverso l’attestazione delle competenze del singolo, essere un incentivo a informarsi, così che si innalzi sia il livello dell’elettorato attivo che di quello passivo. Come Lei ha scritto in un articolo del 22 febbraio, anche io spero che “la svolta di questa storia sarà la fine della democrazia dei creduloni”. E devo dire che noto con piacere che in questa situazione, e nonostante il bombardamento d’informazioni esatte e non, le persone ritrovano l’innato istinto alla ricerca della verità, portandole così a filtrare e distinguere le notizie. Chissà quindi se alla fine di questi famosi quattordici giorni si rimarrà affezionati alla ricerca, più che al consueto e caotico copia-incolla.

Nicolò Gallinari

Si tratta probabilmente di un’influenza meno mortale del previsto, e speriamo tutti che sia davvero così, ma si tratta comunque di un’influenza molto violenta, molto pericolosa che rischia di intasare gli ospedali d’Italia. Né io né lei abbiamo le competenze per poter valutare se le misure che il governo ha preso sono sproporzionate oppure no rispetto al pericolo che corriamo. Ma dato che anche lei, come me, pensa che sia arrivato il momento di spazzare via ogni traccia della democrazia dei creduloni suggerirei (a) di avere un po’ di pazienza, (b) di affidarsi agli esperti del nostro sistema sanitario che sono certamente tra i più bravi e i più competenti al mondo, (c) di ascoltare alcuni commentatori internazionali come Anne Applebaum che in queste ore ci stanno ricordando che i numeri di paesi come l’Italia sono molto alti anche perché l’Italia sta facendo un buon lavoro testando le persone in modo rapido, preciso e gratuito mentre i numeri di paesi come gli Stati Uniti sono ancora relativamente bassi non perché corrono meno pericoli di noi ma perché paesi come gli Stati Uniti stanno testando in ritardo, con lentezza e in modo molto costoso. Il governo italiano ha certamente delle colpe nel non essere riuscito a evitare il contagio del virus dai pazienti all’economia ma prima di dire che i provvedimenti approvati siano stati troppo duri e troppo severi onestamente aspetterei ancora un po’. In bocca al lupo.

 

Applebaum da leggere sulla differenza tra Italia e Usa sul Covid-19 https://www.ilfoglio.it/lettere/2020/03/04/news/applebaum-da-leggere-sulla-differenza-tra-italia-e-usa-sul-covid-19-305001/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 Comments

  1. Ecco un’espressione contraddittoria che le dice lunga sulla confusione di idee di chi, da oltre duemila anni, sostiene l’antico principio del governo affidato ai competenti: «principio dell’epistocrazia, cioè della democrazia dei competenti».
    1) Se si applica alla selezione della classe politica il principio democratico allora ci si avvale delle decisioni della maggioranza e non dei competenti. È augurabile che la maggioranza sia competente, ma non è d’obbligo e il principio non è la competenza.
    2) Se si applica il principio della competenza allora il metodo democratico non va bene, ma è necessario adottare altri metodi che, nel corso degli ultimi tremila anni di storia, sono stati:
    — Il diritto di nascita.
    — La meritocrazia per cooptazione o per selezione tramite concorsi o tappe successive di carriera.
    — La mera forza, ritenendo da molti che chi ha la forza per avere successo è anche il più adatto a guidare gli altri.
    — La selezione a tappe all’interno del corpo burocratico e politico a cui si accede tramite titoli di partenza, di studio e di attività.
    — La selezione delegata a un organismo di saggi e competenti, o a un partito di quadri professionisti della politica, o ad altro organismo.
    3) In tutti i casi storicamente accertati il risultato non è stato migliore rispetto al metodo democratico, ma in genere peggiore. In moltissimi casi è degenerato nella dittatura oligarchica.
    4) Fra gli “epistocratici”, fautori di una “vera democrazia”, abbiamo personaggi come Mussolini, Hitler, Lenin, Stalin e via dicendo.
    6) La competenza non è un dato di fatto evidente e indiscutibile, se non in pochissimi settori scientifici. In politica, in economia, in organizzazione sociale e in genere sempre quando c’è di mezzo non l’applicazione di tecniche univoche ma di criteri organizzativi e di gestione di processi complessi e di indirizzi politici, non si può sapere, a priori, chi è competente e chi non lo è. Solo a risultato ottenuto, e nemmeno sempre, si potrebbe dirlo.
    7) Di fatto, sempre, chi invoca la competenza nei processi politici, tende ad una gestione autoritaria di tali processi, fino al totalitarismo, forma estrema dell’autoritarismo politico e sociale.
    8) Mi si citi un solo esempio di governo di competenti che non sia stato anche un governo autoritario e, sul piano degli interessi, sbilanciato verso i propri a danno degli avversari.
    9) Se un’associazione epistocratica intende promuovere la cultura politica in supporto, non in sostituzione, del metodo democratico, può anche andare bene e sarebbe una delle tante associazioni, fondazioni, circoli culturali ecc. che si danno da fare per elevare la cultura dei cittadini. Ma se davvero intende fondare la selezione della classe politica sulla competenza, a livello giuridico e di istituzioni politiche, allora diventa un pericolo per la democrazia e per la libertà dei cittadini e va combattuta decisamente.
    10) Ma alla base del ragionamento epistocratico, almeno da Platone in poi, vi è un altro pericoloso errore. La pretesa che la libertà individuale sia dannosa e che sia necessario governarla e che a governarla devono essere coloro che lo sanno fare. Questo principio suddivide la popolazione in categorie diseguali, alcune destinate ai lavori più bassi, altre a quelli medi, altre infine a quelli più alti e al governo. Si arriva sempre e comunque ad una società di caste o di classi in cui la mobilità da una all’altra è impedito da un pregiudizio di tipo antropologico, quindi prepolitico ed extrapolitico. Nella storia delle dottrine politiche e delle utopie ne abbiamo molti esempi, sia di destra sia di sinistra (socialisti e comunisti). E purtroppo anche nella storia delle statualità effettivamente esistenti ne abbiamo diversi esempi.
    11) Ci si dimentica completamente, collocandosi sul fronte opposto, del principio libertario, che richiama il potere decisionale in capo agli individui e limita il principio democratico al solo governo delle poche materie comuni, o nelle forme dello Stato ridotto al minimo (miniarchismo), o in quello dell’organizzazione per associazioni private con l’abolizione completa delle funzioni statuali, riconvertite in funzioni di governo gestite tramite accordi privati.
    12) Il male radicale della democrazia non è che metta il governo in mano a incompetenti, ma è il fatto che lo tolga agli individui, reprimendone i diritti di proprietà e di libertà, centralizzando i poteri e mettendoli in mano a una casta di sfruttatori.
    13) Democrazia, contrariamente a ciò che pensano i creduloni democratici, ignoranti o epistocratici che siano, non è sinonimo di libertà, ma sinonimo di una forma particolare di dittatura, spesso non migliore, ma peggiore di quelle dell’antico Stato assoluto. Basti dire che nel Settecento, sotto il “vecchio regime”, la tassazione non superava il 5% dei redditi mentre oggi naviga sul 60%.

  2. Il fondatore di Epistocrazia parte male, con una chiacchierata degna della peggiore democrazia credulona e parolaia. Scrive: «questo virus con cui abbiamo a che fare ha un bassissimo tasso di mortalità e che riguarda soprattutto persone anziane con quadri clinici già fortemente compromessi».
    Affermazione piena di ignoranza e di cinismo. Gli ultimi dati sulla mortalità complessiva indicano una media dal 3 al 5 %, che è altissima per qualunque malattia ma specialmente per una “influenza” la cui normalità è abitualmente sotto l’uno per cento. Gallinari non ha ancora capito che il Covid-19 è almeno quattro volte più mortale di una normale influenza.
    Inoltre, i dati statistici vanno disaggregati per capirli: il tasso di mortalità è pari a zero per i minori di dieci anni, poi si eleva gradualmente e per gli anziani oltre i 70 anni arriva a punte del 20%. Chiamalo poco! E che dire del cinismo di quell’affermazione balorda: «persone anziane con quadri clinici già fortemente compromessi». Gli anziani in genere hanno sempre quadri clinici più fragili dei giovani, per cui non fa niente se crepano? O si vuol sostenere che la causa della morte sta nelle fragilità precedenti e non nel Covid-19? Ci sono anziani che pur con tutte le loro fragilità possono, in condizioni normali, vivere ancora parecchi anni, ma se contagiati possono morire in pochi giorni. Chi li ha uccisi? il Covid-19 o le fragilità pregresse comunque non immediatamente mortali e spesso nemmeno invalidanti?
    Ma poi, il pericolo maggiore del Covid-19 è che non c’è un vaccino per prevenirlo né per curarlo per cui l’unica terapia efficace è l’isolamento, evitare di contrarre il contagio. Se Gallinari non capisce questo, davvero sarebbe un pessimo politico e un pessimo custode degli interessi collettivi.
    Il Covid-19 è non solo pericoloso, ma anche sconosciuto e non è nemmeno prevedibile il suo decorso epidemico e pandemico, per cui questo fatto induce a essere molto cauti e ad accrescere le attenzioni, non a diminuirle. Nessuno sa, per il momento, se si comporterà come un’influenza stagionale che scomparirà a primavera o se si comporterà come pandemie virali del passato che hanno imperversato per alcuni anni senza sosta, in estate e in inverno.
    Se poi l’intasamento degli ospedali portasse, come in effetti comincia già ad avvenire, a rifiutare l’accertamento col tampone ad ammalati con sintomi influenzali che forse sono solo “normali”, consigliando solo di chiudersi in casa in autoisolamento, l’epidemia potrebbe dilagare presto in forma maggiore poiché l’autoisolamento è possibile solo se si ha il sostegno di una famiglia (che in caso di Covid-19 verrebbe tutta contagiata), mentre molti altri sarebbero comunque costretti a uscire anche con la febbre per andare in farmacia, al supermercato, in edicola, ad accompagnare il cane ecc., e tossendo e gocciolando dal naso durante queste uscite, senza sapere se è influenza normale o Coronavirus, salvo un peggioramento e l’ospedalizzazione obbligatoria.
    Se il sistema sanitario cominciasse a perdere colpi, come andrà a finire?

    • Se i politici fossero preparati e avessero senso dello Stato, delle istituzioni, e fossero come Zamberletti sul campo, caro detrattore del principio dell’epistocrazia, cioè della democrazia dei competenti, non saremmo qui ora a sorbirci da mattina a sera bollettini di guerra. La colpa non è di chi cerca di fare un’analisi, magari non del tutto condivisibile, ma di chi ha l’arroganza di sapere tutto solo per il fatto di aver vinto la lotteria parlamentare.

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