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Consulta e Referendum: niente schei al Nord. Professarsi indipendentisti è fuorilegge

di STEFANIA PIAZZOveneto (1)

Il primo a cantare è stato il sindaco con la fascia tricolore, Flavio Tosi: “Indipendenza Veneto: sbagliato per la democrazia il ‘no’ a referendum. La soluzione concreta è però la Macroregione del Nordest come da art. 132 della Costituzione”. Così, con questo tweet, il sindaco di Verona commentava  il ‘no’ della Corte Costituzionale al referendum per l’indipendenza del Veneto. A dirla tutta, si sapeva che l’avrebbero cassato. Quando mai uno stuolo di giuristi, a libro paga dello Stato, avrebbe dovuto dire al Veneto, una delle prime potenze economiche del Nord Europa: “fate pure, quella è la porta”?

Diciamolo pure: è stata una battaglia di bandiera, per la bandiera, per un principio. Per un sogno lontano. La Regione Veneto, in sostanza ha ammesso la Corte costituzionale, potrà indire un referendum consultivo per chiedere maggiore autonomia e sulla base di questo aprire una trattativa con Roma per definire i margini e i contenuti di questa autonomia, che non sarà per ora tributaria, fiscale. Ovvero il cuore del problema. Per una proprietà transitiva, il referendum lombardo, sulla falsariga di quello veneto, dovrebbe essere dunque accolto, perché chiede in fase consultiva, moderatamente, più autonomia.

Ma di indipendenza, di autonomia fiscale, di maggiori poteri non se ne parla. Il bicchiere è mezzo pieno per gli ottimisti, che vedono il primo passo verso ulteriori rivendicazioni. E’ dichiaratamente mezzo vuoto per chi sperava in una affermazione del diritto di autodeterminazione. Macché. E’ persino fuorilegge chiedere al popolo un parere sulla indipendenza. E se è illegittimo, è lecito scrivere di indipendenza, proporla, propugnarla? In altre parole, pronunciare la parola indipendenza è incostituzionale. Cosa si rischia a ragionare di libertà?

Infine, una domanda ancora: è di moda parlare di indipendenza? Fa ancora tendenza? Una ruspa se l’è portata via? Quanta indignazione o senso di ribellione tra i cittadini per questa bocciatura della Consulta? Pari allo zero. Il Veneto è sceso in piazza? La coscienza è tiepida e la fiducia verso l’obiettivo è debole. Non è colpa dei giudici, questo è poco ma sicuro. Se si spegne una fiamma è perché qualcuno c’ha pisciato sopra.

Di certo il pensiero indipendentista non muore per colpa della politica debole, il pensiero unico per fortuna ancora non ha sequestrato le coscienze più ardite ma di certo il percorso torna ad essere lungo e tortuoso. Come è sempre stato per gli spiriti più liberi.

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