Confcommercio, iniziano gli scioperi della fame contro il governo. Terziario ha perso 1,5 milioni di addetti

A  mali estremi, estremi rimedi.”Non ne possiamo piu’. Oltre ai danni, pure la beffa. Bisogna dare un segnale. E forte. E l’unico modo per farlo e’ protestare in maniera dignitosa, civile ma rivendicando con forza quelli che sono i nostri diritti. Qui ci sono operatori economici che non sanno piu’ come fare per andare avanti, per mantenere le proprie famiglie. E poi assistiamo ad assembramenti di massa come quelli di ieri a Milano, e anche in altre piazze italiane, che rappresentano uno schiaffo per tutti noi”. Lo afferma il presidente di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, annunciando da giovedi’ prossimo “lo sciopero della fame per evidenziare lo stato di gravissima difficolta’ che attanaglia tutte le imprese del comparto, soprattutto gli addetti alla ristorazione e i bar”.

Ma a questa iniziativa se ne devono aggiungere altre. Al Nord il presidente Sangalli potrebbe lanciare una analoga catena di protesta per alzare la voce, perché non basta ripetere ogni volta che la situazione è insostenibile. O no? Ha più coraggio un siciliano di un veneto, di un lombardo, di un siciliano?

I dati nazionali dicono poi tutto senza giri di parole.  Per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, il Covid riduce la quota di valore aggiunto del terziario di quasi il 10% nel 2020 (-9,6% rispetto al 2019). Gli effetti della pandemia hanno impattato sui consumi con quasi 130 miliardi di spesa persa, di cui l’83%, pari a circa 107 miliardi, in soli quattro settori: abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi. Sull’occupazione, i servizi di mercato registrano la perdita di 1,5 milioni di unita’. Questo il quadro che emerge dal rapporto dell’Ufficio studi Confcommercio “La prima grande crisi del terziario di mercato”.

 

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