Confapi: perché non premiare le imprese capofila della vaccinazione dei dipendenti?

Maurizio Casasco, presidente della Confapi (Confederazione italiana della piccola e media industria privata), a Radio Cusano Campus, rilancia la proposta di programmare e attuare, di intesa coi medici del lavoro, la vaccinazione in azienda, con meccanismi premianti dal punto di vista fiscale e contributivo per le aziende stesse: “La nostra proposta vuole rispettare i criteri della concretezza, ma soprattutto è un esempio importante di come progettare il futuro. Salute e sicurezza vanno di pari passo. Nel momento in cui arriveranno vaccini come quello di Astrazeneca, che non hanno bisogno di refrigerazione, è evidente che il vaccino potrà essere somministrato al pari dei vaccini anti-influenzali. Questo vuol dire che gli imprenditori, specialmente della piccola-media industria che svolgono anche un ruolo sociale all’interno del territorio, avranno un’azienda che quando sarà vaccinata al 90-95% potrà garantire la salute e l’attività produttiva ai futuri clienti. Potranno quindi rispettare gli ordini, i termini di consegna e quant’altro, i dipendenti, con un patentino di vaccinazione, potranno muoversi senza problemi all’interno delle regioni e anche all’estero. Gli imprenditori lo farebbero a prescindere, ma è evidente che un incentivo di premialità credo che possa essere dato, vincerebbero anche quelle preclusioni sul vaccino che qualcuno ancora ha.

Mi fa molto piacere che la Regione Lombardia abbiano fatto un comunicato congiunto favorendo l’attività e la promozione della vaccinazione in azienda attraverso i medici del lavoro. Non si può perdere un mese e mezzo a discutere di stabilità del governo anziché organizzare una campagna per la salute e la sicurezza del Paese. La realtà dimensionale della piccola media industria privata ha un rapporto diretto con i dipendenti, la Confapi può svolgere un ruolo importante a livello del sistema imprenditoriale. E i medici del lavoro possono essere essi stessi promotori di questa attività. Se la pandemia dovesse peggiorare io credo che si dovrebbe pensare all’obbligatorietà del vaccino, come è già accaduto in passato”. E conclude: “Ho letto sui giornali l’appoggio incondizionato del segretario della Cisl Furlan, ma credo che tutti i sindacati siano d’accordo. La collaborazione tra datori di lavoro e parti sindacali è sempre stata fondamentale. Sarebbe opportuno rifare quel tavolo con il governo e le parti sociali per implementare il documento sulla sicurezza in azienda. Senza la certezza della produzione verrebbero a mancare anche quelle risorse economiche che servono per pagare i servizi”.

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