COMMEDIA ITALICA SULLA PELLE DEGLI ESODATI: MA QUANTI SONO?

di REDAZIONE

Guerra di cifre sul numero degli esodati, i sindacati tornano sul piede di guerra e il ministro del Lavoro Elsa Fornero convoca d’urgenza in serata il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, e il direttore generale, Mauro Nori, per chiarire la vicenda al termine di una giornata convulsa. Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, sono 390.200 gli esodati che potrebbero avere diritto ad andare in pensione secondo le vecche regole, come sarebbe indicato in una relazione inviata dall’Inps al ministero del Lavoro. Ma l’istituto nel pomeriggio ha smentito questa cifra.
L’Inps, dopo aver subito la strigliata della Fornero, si rimangia la posizione:  “Non abbiamo fornito stime diverse e ulteriori rispetto al tema dei salvaguardati” ha dichiarato il direttore generale Nori. L’Istituto conferma dunque che i salvaguardati sono 65.000 per i prossimi 24 mesi allo stato dell’arte. Immediate erano state le reazioni di politica e sindacati alla notizia dei 390.200. Per il leader della Cgil, Susanna Camusso, “Che il numero dei 65mila fosse assolutamente irrealistico e che i numeri sono molto piu’ consistenti e’ evidente – ha detto -.
Che venga fuori, al di la’ del gioco delle conferme e delle smentite, con una relazione dell’Inps che lo ribadisce e’ molto utile per dire che bisogna trovare una norma per dare risposte a tutti. Qualunque riforma fatta civilmente presuppone una clausola di salvaguardia”. Per Camusso, infine, “non e’ possibile che nel Paese si parli da sei sette mesi di persone che non hanno contezza di cosa potranno fare nel futuro”.
Secondo il segretario confederale della Uil, Domenica Proietti, “sarebbe opportuno mettere fine al balletto di cifre sugli esodati chiedendo all’Inps di fornire con certezza i dati in questione, dati che solo l’Inps e’ in grado di conoscere nel dettaglio”. “Qualunque sia il numero degli interessati – osserva Proietti – tutti coloro che hanno sottoscritto accordi individuali e collettivi entro il 31 dicembre 2011 devono vedersi applicate le vecchie norme per l’accesso alla pensione”.

Per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, “se si fosse accettata la nostra proposta il problema non ci sarebbe. Ora bisogna risolvere il problema, cominciando dai 65 mila e poi andare avanti”.

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