Come sono lontani i tempi in cui il Capitano prometteva l’autonomia

Oggi ripasso. Ve le ricordate le quattro letterine ad altrettanti quotidiani locali lombardi  che Capitan Salvini inviò alle testate giusto un anno e mezzo fa? Ci teneva a premurarsi di dire a Provincia di Como, Giornale di Brescia, Provincia di Cremona ed Eco di Bergamo, che avrebbe dato “immediata concretezza agli impegni assunti in campagna elettorale”.

E cioè? Magari l’autonomia, per iniziare. In  testa a tutto ovviamente e qualunquemente, come si dice pure, in fondo a tutto. Eh sì. Eppure scriveva anche di “non aver sottovalutato i dibattiti locali degli ultimi mesi” e di aver “preso nota”. E il residuo fiscale di milioni di lombardi e veneti che hanno avuto la sfrontatezza di votare un referendum? Siamo trattati da sudditi proprio dai nostri fratelli lombardi, che hanno deciso di stare però con Napoleone, con Bava Beccaris, con Cialdini, e pure col patriota Bellerio. Ecco, stava scritto nel destino.

Grandi opere zero, scuola autonoma come scritto già in Costituzione zero, treni per i pendolari zero, benzina zero, legge elettorale tanta, Alitalia tanta, macroregione zero, 75% delle tasse a casa nostra zero, previdenza regionale zero, evasione fiscale – degli altri – tanta, questione settentrionale zerissimo. Quest’anno cosa scriverà il leader nazionalista? Doveva rimandare a casa 500mila clandestini. Però poi il sogno si è fermato al Papeete. Figuratevi che dovevamo anche uscire dall’euro.

 

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