Come hanno tolto il diritto di voto agli anziani grazie alla malasanità regionale

La strage nelle rsa è stata la più odiosa di tutte. Perché ha colpito chi non ha più la forza di reagire, chi non ha la voce per dire basta ai soprusi, all’arroganza fatta sistema. Le vicende giudiziarie che si stanno svolgendo per colpire i responsabili di questa morte legalizzata, ci dicono molto su quanto la vita sia presa in considerazione, sul valore delle persone per chi amministra la cosa pubblica.

Lo sapevamo anche prima che l’80% dei bilanci di una regione è legato al welfare. Eppure non è bastato per collocare ai vertici di questa “Ferrari” i migliori, i più capaci, bensì solo i più amici.

Questa evoluzione dell’epidemia mi ha però rinfrescato la memoria su quella provocatoria proposta di non far votare più gli anziani, lanciata da un guru comico del paese.

Nell’ottobre scorso Beppe Grillo affermò: “Privare il diritto di voto agli anziani, ovvero eliminare il diritto di voto ad una certa età”, per garantire “che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale“. Era un lungo post sul suo blog, dal titolo “Se togliessimo il diritto di voto agli anziani?“.

Ecco. Accontentato. Il diritto di voto è stato tolto. C’hanno pensato gli errori della politica sanitaria regionale e nazionale, fatti da quelli che di futuro ne sanno più di quelli che il futuro lo hanno conservato per gli irresponsabili.

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