Come dice Gilberto Oneto, la Padania esiste

di GIUSEPPE ISIDORO VIO

Se, come dicono la sinistra e i centristi, le ragioni di un’improbabile entità politica padana sarebbero meramente economiche e non culturali o linguistiche, che dire allora dell’Italia intera, quando la sua riunificazione fu progettata a tavolino dai Savoia? Fu tutto puro patriottismo o non fu un’operazione realizzata in pochi anni a tutto vantaggio dell’interesse economico del Piemonte e delle mire espansioniste della casa Savoia? La lingua comune a tutti gli italiani era forse quella usata da una ristretta élite di letterati? Qualche decennio dopo, con la colonizzazione europea dell’Africa, in un continente in cui esistevano più di cento idiomi diversi, si assisterà alla creazione di colonie i cui confini sono tracciati col righello sulla cartina geografica, dividendo talora gruppi etnici in colonie diverse o forzando etnie rivali a convivere dentro gli stessi confini. Questa pesante eredità all’indomani della decolonizzazione è stata la ragione delle interminabili guerre tribali che ancora insanguinano l’Africa.

Quasi allo stesso modo “gli italiani”, una mescolanza di etnie, lingue e culture, a tavolino sono stati costretti a convivere assieme, seppur all’interno di quei confini naturali che tuttavia per il Metternich delimitavano solo un’“espressione geografica”, e alla caduta della monarchia, i padri costituzionali, invece che correggere questa forzatura cambiando l’assetto dello Stato Italiano in senso federale, hanno perpetuato quest’eredità monarchica che è lo stato unitario.

Per la Lega, il “Progetto Padania” rappresentò il prototipo per un’Italia federale più giusta e consona alla natura delle popolazioni italiane. Perciò non v’è contraddizione tra la Padania e alcune sue regioni con spiccate e distinte identità etniche come Valle d’Aosta, Alto Adige, Friuli–Venezia Giulia o Veneto se essa è intesa come una federazione. La Padania, come l’Italia, non è certo omogenea dal punto di vista linguistico, nessuno vuole e può negarlo, tuttavia esistono ragioni di altra natura che la distinguono dal resto dell’Italia e la fanno ritenere un territorio omogeneo:

–         Geografiche e climatiche-meteorologiche. Il suo territorio, con l’eccezione di Toscana e parte dell’Umbria, coincide in pratica col bacino idrografico delimitato a nord dallo spartiacque delle Alpi, a est da quello dell’Appennino Ligure e a sud da quello degli Appennini settentrionale e umbro-marchigiano.

–         Storiche. Con l’eccezione della Toscana e dell’area veneta, la Padania coincide esattamente con l’area di espansione dei Galli cisalpini, Marche incluse, occupate dai Galli Senoni, da cui il toponimo Senigallia e, inoltre, assieme alle regioni centrali, la Padania rappresenta anche l’area che storicamente ha sempre goduto di maggior indipendenza e autonomia, diversamente dal meridione che al contrario, ha subito diverse dominazioni straniere.

–         Culturali. Il confine sud della Padania delimita l’area, dove sono comuni il sentimento civico e la percezione dello Stato come un’entità appartenente a tutti. A sud invece lo Stato è percepito per lo più come qualcosa di estraneo e la solidarietà è esercitata nello sfruttarlo o peggio truffarlo, anche come conseguenza delle dominazioni straniere. Inoltre, nella Padania il concetto di lavoro è abbinato a quello di produttività mentre a sud è inteso come mero salario, prevalendo le logiche assistenzialistiche e parassitarie ed è perciò che la Padania rappresenta sostanzialmente l’insieme delle regioni virtuose mentre il resto d’Italia quello delle regioni sprecone. Nel meridione, le contribuzioni a fondo perduto sono oggetto di contestazione a causa dell’uso distorto che spesso si fa del denaro pubblico. Le imprese mirano molto spesso alla massimizzazione dei finanziamenti pubblici piuttosto che al successo del progetto. Si comprende così il fallimento di molte imprese che sono nate in seguito alle agevolazioni finanziarie pubbliche.

–         Sociali. La Padania è l’area dove ancora la società civile prevale sulla criminalità organizzata, mentre più a sud la società civile d’interi territori è ostaggio dell’illegalità e della brutalità delle organizzazioni mafiose che controllano e occupano quei territori al posto dello Stato. Nella conurbazione Napoli-Caserta, come in altre parti della Calabria, della Sicilia e della Puglia, le varie mafie non sarebbero così forti e potenti se non si alimentassero di quell’humus malefico che è la cultura mafiosa, che permea la popolazione stessa, tanto che in quei luoghi si può dire che ogni persona è un “portatore sano” di mafiosità. Ciò spiega anche il fatto che le mafie riescano meglio a infiltrarsi in altri territori come il Nord d’Italia, gli Stati Uniti, il Canada o altrove, quando possano contare sull’appoggio di una colonia d’immigrati conterranei.

–        Etniche. La tendenza della Lega ad aumentare i propri consensi da sud a nord è probabilmente correlata anche a una diminuzione della latinità delle popolazioni che progressivamente si approssimano, nella genetica e nei comportamenti, a quelle nord-europee. In questo quadro trova esplicazione anche l’avversione dei padani per la “colonia romana” (in realtà costituita per lo più da dipendenti pubblici meridionali) che s’impadronisce dei ruoli pubblici, dal prefetto fino all’ultimo postino. Il fatto poi che la Lega abbia più consensi nelle zone rurali rispetto a quelle metropolitane riflette la maggiore omogeneità etnica di quelle rispetto a queste ultime.

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