Fisco: troppi e lunghi i contenziosi. Ma vince il cittadino

di REDAZIONE

Negli ultimi 10 anni i contenziosi tra cittadini e fisco si sono dimezzati, ma sono ancora troppi (871.127 quelli aperti a fine 2011), lunghi (le liti durano in media due anni e mezzo) e in 6 casi su 10 i cittadini la spuntano in tutto o in parte. Fiscalmente parlando inoltre, l’Italia e il paese più litigioso della Ue E’ quanto risulta da un’analisi di Synergia Consulting Group sui dati aggiornati ad ottobre 2012 della Direzione della Giustizia Tributaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nel 2011, secondo l’indagine, il Fisco ha ottenuto una conferma piena delle proprie pretese solo nel 40% dei casi in primo grado (CTP – Commissioni Tributarie Provinciali) e nel 42% in secondo grado (CTR – Commissioni Tributarie Regionali). Lo scorso anno il numero di ricorsi tributari pendenti è sceso del 9%. A fine anno i fascicoli aperti erano in totale 871.127, rispetto ai 917.860 di dodici mesi prima. Un livello quasi dimezzato rispetto a 10 anni fa, quando superava il milione e mezzo, grazie soprattutto alla definizione agevolata delle controversie minori. Nei 2011 sono stati presentati oltre 329.000 ricorsi nei primi due gradi del processo fiscale (CTP e CTR), mentre ne sono stati definiti circa 301.000. L’enorme arretrato di casi pendenti offre molte sorprese. Il 90% del contenzioso è scaturito negli ultimi 5 anni. Un caso su dieci, tuttavia, si riferisce a periodi dal 1997 in poi. E il 4% delle vertenze riguarda addirittura contestazioni che risalgono ad oltre 15 anni fa. “Nonostante i recenti progressi, la litigiosità fiscale vede l’Italia primeggiare in Europa con circa 5 cause ogni 1.000 abitanti – osserva Piero Mastrapasqua, amministratore delegato di Synergia Consulting Group . Nel Vecchio Continente in genere il contenzioso è assai più limitato, grazie al ridotto numero di norme e alla semplicità della loro applicazione che non si presta a interpretazioni arbitrarie di questo e quell’ufficio”. Per quanto riguarda i motivi delle liti fra contribuenti e Fisco, quasi due casi su tre (60%) riguardano atti dell’Agenzia delle Entrate. Oltre un quarto (27%) derivano da enti territoriali, come Regioni, Province, Comuni e Consorzi. I soggetti impegnati in questo braccio di ferro con il Fisco sono in prevalenza persone fisiche, che rappresentano il 70% dei ricorsi pendenti nei primi due gradi di giudizio. Il restante 30% son persone giuridiche: società ed enti. Nel complesso, a fine 2011 la giustizia tributaria annoverava circa 6,8 vertenze pendenti ogni 1.000 abitanti. Le Regioni con il più alto indice di litigiosità fiscale si trovano al Sud: 10 casi pendenti ogni 1.000 abitanti in Sicilia, oltre 9 in Calabria e Campania. Sopra la media anche il Lazio con 6 pratiche ogni 1.000 residenti. Le Regioni più virtuose sono Trentino (1), Valle d’Aosta (1) e Piemonte (2).

FONTE ORIGINALE: www.Ansa.it

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6 Comments

  1. Il cittadino non deve ne vincere ne perdere, semplicemente sta merda non ci deve proprio essere.
    Ma lo stress che causa stare dietro cause del ca..o come questa è per caso gratuito ? E’ tutta salute ?
    Gli impedimenti, i blocchi, gli ostacoli che possono crescere come funghi a causa di queste cose e che sono in grado di segare le gambe a tanti altri progetti, sono da considerarsi accettabili ?
    Ed i soldi che partono tra legali, carte bollate, perizie e lerciume legale vario chi li rimborsa ? Babbo natale ?

  2. kiagni.&.Fotti … rakkontandoti palle in kontinuazione hai finito x krederti … ma kuà non c’è trippa x gatti, Totò … 😀

  3. IO NON CREDO CHE VINCA IL CITTADINO. ABBIAMO UN GOVERNO DITTATORIALE, COME FACCIAMO A VINCERE. FORSE VINCEREMO QUANDO CI SARA’ IL M5S, SE VINCERA’ ALLE PROSSIME ELEZIONI E SE CI FANNO VOTARE. MI SORGONO MOLTI DUBBI, PERCHE’ MANDANO A VOTARE UNA REGIONE PER VOLTA, E’ SOLTANTO RIDICOLO. QUESTA SAREBBE L’ITALIA UNITA DI NAPOLITANO. VERME.

  4. mi sembra evidente che il più alto “tasso di litigiosità” sia al sud, pagano le tasse le ritengono troppe o ingiustificate e contestano, al nord si evade quindi non c’è molto da contestare

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