Cipro, si ripensano le aliquote sul prelievo forzoso

di REDAZIONE

L’accordo Ue per salvare Cipro si rivela un fallimento, si teme che possa creare un brutto precedente e l’Eurozona e’ costretta a ridiscuterlo in tutta fretta: bocciato dai mercati, affossato dal giudizio della Russia, rinnegato anche da molti che l’hanno concepito, ha talmente spaventato i correntisti che il governo di Nicosia ha dovuto chiudere le banche fino a giovedi’ e ora corre ai ripari per ridefinire la contestatissima tassa sui depositi, salvando quelli piu’ bassi. Per tranquillizzare anche tutti i cittadini europei che temono per i propri risparmi: se passasse il principio che si puo’ prelevare dai conti correnti per salvare un Paese, nessuno sarebbe piu’ al riparo. Ma l’Italia ”e’ al sicuro”, per il presidente Consob Giuseppe Vegas.

E’ Cipro stessa a rivedere i termini della tassa prevista dal piano Ue e li presenta all’Eurogruppo convocato oggi stesso, in modo che domani anche il Parlamento di Nicosia possa dare il via libera al salvataggio. Per pesare di meno sui piccoli risparmiatori, Cipro pensa ad esonerare i depositi sotto i 25mila euro e ad introdurre una fascia di contribuzione in piu’: sui depositi fino ai 100mila euro si applichera’ un prelievo una tantum del 3%, dai 100mila ai 500mila del 10% e oltre i 500mila sale al 15%. In questo modo resta invariato l’introito previsto di 5,8 miliardi di euro. Un modo per alleviare i piccoli depositi a spese dei conti piu’ pesanti, per la maggior parte intestati a cittadini russi (il totale dei loro depositi ammonterebbe a circa 20 miliardi di euro su un totale di quasi 69 miliardi di euro depositati in tutte le banche cipriote). La Russia tuona contro l’Europa: ”Ingiusta, non professionale e pericolosa” la tassa secondo il presidente russo Vladimir Putin, ”una confisca dei soldi altrui” per il premier Dmitri Medvedev. Ma al di la’ delle proteste di Mosca, che lasciano perplessi gli europei convinti che Cipro sia il suo personale paradiso fiscale, le critiche oggi arrivano anche da chi sabato scorso quando nacque l’accordo, sembrava soddisfatto.

La prima a nascondere la mano e’ la Germania: ”Non e’ stata una nostra idea” il prelievo forzoso sui piccoli depositi, dice il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, e quello degli Esteri Guido Westerwelle spiega che ”sarebbe stato piu’ intelligente escludere i piccoli risparmiatori”. Anche Parigi e Vienna si schierano dalla parte dei cittadini, alludono ad ”errori” fatti dall’eurogruppo e puntano il dito contro Bce e Fmi: sarebbero stati loro a fare pressione su Cipro perche’ includesse nella tassa anche i piccoli depositi, nonostante fonti della Bce smentiscano e il membro tedesco del board Jorg Asmussen oggi e’ stato tra i primi ad aprire ad una revisione dell’intesa. Il ‘pasticciaccio’ pero’ c’e’ stato, e con tutta probabilita’ porta la firma di vari personaggi, a cominciare dal neopresidente dell’eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, che ha spinto per applicare un modello che lui stesso ha gia’ utilizzato in Olanda per il salvataggio della SNS Reeal, dove a pagare furono non solo gli investitori ‘senior’ ma anche i ‘junior’. Ma e’ un modello che ”sembra aver rotto un altro tabu”’ della zona euro cioe’ non garantire piu’ i depositi bancari, scrive Morgan Stanley, che allude ad un ”errore politico che potrebbe causare un rischio sostanziale di contagio” a Paesi periferici. Anche se tutti cercano di rassicurare, come il presidente della Consob secondo cui ”l’Italia non corre alcun pericolo”. Ma la situazione preoccupa anche gli Usa, e il Tesoro interviene per chiedere una soluzione ”responsabile e giusta” del caso Cipro.

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