Cibo e identità locale, saper guardare oltre Expo….

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CIBO E IDENTITA’ LOCALE-Sistemi agroalimentari e rigenerazioni di comunità
Il libro, che uscirà a metà marzo, ricostruisce alcuni “modelli” esemplari di sviluppo locale in cui la difesa e la valorizzazione del patrimonio legato ai sistemi agroalimentari locali tradizionali ha innescato processi virtuosi di rigenerazione comunitaria. All’insegna di proposte autosostenibili.

Cibi sopravvissuti

Nulla di quanto è descritto in questo libro esisteva quindici anni fa. Non esisteva più l’asparago rosa di Mezzago (Mb), risorto a nuova vita grazie all’impegno di una cooperativa e di un Comune particolarmente sensibili alla rinascita dell’agricoltura. Non esisteva quasi più il grano saraceno autoctono di Teglio (So), che sta alla base dei famosissimi pizzoccheri, la cui coltivazione è andata ri-estendendosi in tempi recenti; era ormai in forte decadenza il vigneto Pusterla/Capretti di Brescia, il più grande vigneto urbano d’Europa, risorto nel 2011 grazie all’impegno rinnovato della sua proprietaria; e a Gandino (Bg) era scomparsa da decenni la produzione del prestigioso mais “spinato”, il più antico della Lombardia, che riprenderà dal 2008 grazie al ritrovamento quasi miracoloso di una sola “spiga” sopravvissuta in una cantina. E a Corna Imagna (Bg) procedeva a stento la produzione, ormai quasi “clandestina”, del tradizionale “stracchino all’antica”, rivitalizzata grazie a una progettualità di rigenerazione comunitaria stimolata in prima persona dal Comune, che ha portato nel 2011 all’“autocostruzione” di una “Casa dello stracchino” da parte degli stessi produttori.

Il bitto storico

A Gerola Alta (So), dove nel 2007 è nata la “Casa del bitto”, una dura resistenza durata vent’anni dei produttori del “bitto storico” contro veri e propri attentati burocratici al metodo tradizionale di produzione si è risolta con una sostanziale vittoria nel 2014. A partire da una ricerca sul campo ampia e approfondita, con approcci scientifici diversi ma convergenti nella comune valorizzazione di sistemi agroalimentari e “patrimoni territoriali” virtuosi, i tre studiosi hanno percorso e analizzato queste esperienze (ormai non più così isolate) come esempi paradigmatici di una rinascita di luoghi della Lombardia non omologati ai modelli dominanti, come esempi di quel nuovo bisogno di “autogoverno” dei territori locali di cui parla Alberto Magnaghi nella presentazione del volume; e di una proiezione verso un futuro sostenibile e innovativo che permea di sé l’esperienza e l’immaginario di soggetti straordinari quanto sconosciuti.

Il centro studi Valle Imagna

Questo libro, promosso dal Centro Studi Valle Imagna per i tipi della collana Gente e terra d’Imagna è pubblicato nell’ambito del programma di sviluppo denominato “Social Service Cà Berizzi – Centro di animazione culturale e di promozione dell’accoglienza nello spazio rurale” sostenuto dalla Fondazione Cariplo. Un sentito ringraziamento è rivolto ai Comuni di Corna Imagna, Brescia, Gandino, Gerola Alta, Mezzago e Teglio, al Consorzio del Bacino Imbrifero Montano del Lago di Como e dei fiumi Brembo e Serio e al Vigneto Capretti di Brescia per avere sostenuto fattivamente questa pubblicazione e per la preziosa collaborazione fornita.

Per informazioni e ordini: info@centrostudivalleimagna.it
Associazione Culturale Terra Insubre – Via Oslavia, 4 – 21100 Varese
Tel/fax: 0332 286542 – segreteria@terrainsubre.org

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1 Comment

  1. A me basterebbe non sentir parlare di CLIMA MEDITERRANEO se riferito al CLIMA PADANO-ALPINO.
    Voglio dire, non ci potete mescolare col clima mediterraneo perche’ il Mare Nostrum non e’ il Lago di Garda.
    Cosi’, me ne scapperebbero diverse ma tant’e’. Sarebbe come fare un buco nell’acqua magari del Mediterraneo.
    Salam

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