Ci resta il “buono” dello smart working

Danilo Broggi (Senior Specialist Advisor presso EOS Investment Management Group a Londra,  ex manager di Atac e Consip e autore del libro “ Diario di bordo, tra innovazione  e cambiamento”) ha studiato gli ultimi dati a disposizione e redatto un’ampia analisi focalizzandosi sul lavoro da casa attraverso un articolo dal titolo “Lifting the work-from-home stigma “ per il prossimo numero di Longitude, il primo mensile italiano di politica estera, nato da un’idea della Farnesina, pubblicato in inglese e distribuito in tutto il mondo.

La sua analisi si concentra sul peso che ha avuto – a livello globale – lo smart working durante il periodo di Covid-19: un cambiamento inatteso e di proporzioni internazionali, che ha prodotto una vera e propria rivoluzione, non solo per il mondo del lavoro. I dati più impressionanti sono quelli legati all’accesso e utilizzo delle varie piattaforme di videoconferenza in questo periodo, che hanno permesso alle aziende di non interrompere la comunicazione verso l’interno e l’esterno.

L’analisi menziona anche un progetto dell’agenzia di viaggi cinese CTrip che, nel 2015, offrì la possibilità di lavorare da casa a un gruppo di volontari per nove mesi. Risultati: aumento delle prestazioni del 13%, una complessiva più alta soddisfazione evidenziata da un tasso di assenza per malattie dimezzato, premi e aumenti dovuti a un balzo dell’utile aziendale del 22%. Malgrado questi dati positivi va tenuto conto del fatto che, finito l’esperimento, quando l’azienda chiese a chi lavorasse da casa di scegliere se continuare o meno, la metà di loro optò per il ritorno in ufficio nonostante il tempo “perduto” nel pendolarismo e i maggiori costi che ne derivano: la solitudine e la mancanza di opportunità di socializzare furono le motivazioni più frequenti.

La rivoluzione del lavoro da casa di questi mesi, nell’emergenza Covid, potrebbe avere implicazioni su vasta scala nel prossimo futuro per l’ambiente, la sostenibilità, il mercato del lavoro, le infrastrutture di trasporto, la pianificazione regionale e nazionale, la fiscalità e tanto altro. I rischi e le opportunità sono sul tavolo, ma sarebbe sciocco “sprecare una buona crisi”, come asseriva Sir Winston Churchill. Lo smart working porta in dote diversi aspetti: più rischi cyber, meno pendolarismo, più produttività, meno urbanizzazione, più attenzione alle performance che alla presenza, meno socializzazione, un ambiente più pulito, più tempo a disposizione, meno supervisione, meno assenze, più attenzione alla famiglia. Segni tangibili che una nuova idea di lavoro e società è già alle porte e dalle pagine di Longitude, la sfida è lanciata a tutto il mondo.

Foto di Davide Baraldi

 

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