Chi vota Umberto Bossi? Ma se verrà sconfitto uscirà di scena

di STEFANIA PIAZZO

Aveva chiesto il congresso entro l’anno. Non poteva aspettare, altrimenti sarebbe stato in difficoltà. Umberto Bossi non poteva non candidarsi. Nessuno, dei pochi rimasti dopo la decimazione maroniana-tosiana, gli sarebbero “andati dietro”. Doveva candidarsi per forza. Certo, nessuno può dire se nella testa del “Capo” la sua discesa in campo resisterà sino alla fine. Piano A: dicono i bene informati che alla festa della zucca, a Pegorara, lui avrebbe detto, testuali parole: “Troveremo un accordo”. Piano B: vero o verosimile che sia, vero o verosimile che sia che arrivi un’offerta politica per congelare e ritirare la candidatura, ci sta davvero tutta che vedendo altri nomi, a maggior ragione Bossi decida di restare sul ring. Piano C: altro discorso, invece, se arriva un candidato comune, un nome ad esempio come quello di Giorgetti. Su Giancarlo Bossi non direbbe di no, anzi.

Se resta invece Salvini come nome in pista più forte, Bossi pur arrivando non primo alla meta del congresso, pur sapendo di perdere, rischia di non cadere poi così male. Matteo il lombardo ha tanti amici ma con onore altrettanti nemici. Ci sono, ad esempio, i giorgettiani, e poi un pezzo di tosiani, e poi parte degli zaiani… Voti insomma non dirottabili in modo scontato su Salvini.

Ma il punto è: i non salviniani cosa preferirebbero, davvero? Il ritorno di Bossi, dei bossiani? Forse che no, soprattutto perché la galassia dei non salviniani ha lottato proprio per estrometterlo dalla segreteria, Umberto Bossi. Ne hanno spalleggiato lo spodestamento. Insomma, se i loro voti dovessero convergere su Salvini, ci arriverebbero nell’urna più che per stima, diciamo così, per evitare il ritorno dei bossiani e della loro sete di rivincita.

Poi c’è una variante da considerare, quella dei bossiani, appunto. Se l’ex segretario dovesse trovare un accordo, magari su Salvini, ritirando la candidatura, che farebbero i fedelissimi? Molti, questo è poco ma sicuro, sarebbero liberi di guardarsi attorno e di fare altre esperienze. E Marco Reguzzoni? Con Bossi ancora dentro la Lega, con Bossi soprattutto attivo in politica, non scenderebbe in campo. Correrebbe peraltro il rischio di essere bruciato all’ultimo miglio per un accordo, sottoscritto proprio dal padre fondatore, in nome dell’unità.

E il segretario uscente? Quanti estimatori ha e conta ancora dentro il movimento? Il fatto di sostenere sia Salvini che Tosi per le primarie del centrodestra, potrebbe avvantaggiare la figura di Bossi. Maroni, lamentano in diversi militanti, ha fallito, la Lega ha perso, si è sgretolata. Non è un caso se su facebook iniziano a spuntare i fedeli di Bobo dalle parti dell’Insubria, che esprimono la loro delusione per il nuovo corso.

Insomma, è troppo banale pensare che se Bossi viene sconfitto, uscirà di scena e non romperà più le scatole a nessuno. Perché non sono in pochi a pensare che, se perderà, non sarà sconfitto di tanto. E’ vero che la militanza bossiana è stata ridotta ai minimi termini, tra espulsi, declassati, commissariati, ammutoliti… ma Bossi in questo momento può fare da collettore del voto dei delusi, di chi ritiene il nuovo inadeguato a dare un futuro al Carroccio. Nonostante i suoi limiti fisici e scenici, c’è chi spera e crede che solo Bossi possa avere le idee e la presa popolare per riportare la Lega sui binari giusti. La sfida è aperta, fino all’ultimo.

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