Chi ci salverà dagli antirazzisti in servizio permanente effettivo?

di TONTOLO

Questa è l’immagine del depliant della campagna per la prevenzione dei tumori femminili della Regione Piemonte. Opera meritoria che si rivolge a tutte le donne residenti in Piemonte, di ogni provenienza ed etnia, come è giusto che sia. L’immagine vuole dare il senso di questa universalità e lo fa nel modo più facile e politicamente corretto (oltre che cromaticamente comodo) ritraendo due donne bianche e una negretta di bell’aspetto con i capelli scrupolosamente ordinati in treccioline. La cosa  “fa fine”, piace ai progressisti e fisicizza l’accoglienza multiculturale proprio in una Regione governata da una maggioranza in cui c’è la Lega razzista e xenofoba.

“Gliela facciamo vedere noi!” avranno pensato  confezionando l’immagine i grafici, sicuramente gente aperta e “cittadina del mondo”. Per farlo però sono incorsi in una banalità razzista. Le donne straniere in Piemonte sono circa 200mila fra regolari e clandestine, su una popolazione femminile di 2.300.000; sono cioè meno del 10% e non almeno un terzo come vorrebbe far credere la foto.

La stragrande maggioranza di loro sono “caucasiche” (chissà, forse rappresentate da un’altra delle ragazze) e, fra quelle “distinguibili” per tratti somatici,  le arabe sono molto più numerose delle more (femminile di moro) che sono superate in classifica anche dalle sudamericane e dalle orientali. Forse mettere un’araba discinta avrebbe scatenato l’inferno, ma perché far passare avanti il marrone sull’olivastro e sul giallo se non per becero conformismo?

Qui c’è qualcuno che vuole combattere il razzismo (ma siamo sicuri che lo voglia?) convinto di essere in Alabama negli anni Trenta. Chi ci salverà dagli antirazzisti in servizio permanente effettivo?

 

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